Martedì 12 Novembre 2019
S. Teresa, pochi politici al convegno sui rifiuti di Villa Ragno


"Cambiare si può", ma gli amministratori devono cambiare passo

di Aldo Lenzo | 23/07/2013 | AMBIENTE

3780 Lettori unici | Commenti 4

Il pubblico presente nel giardino di Villa Ragno

Si è tenuto a S. Teresa di Riva il convegno e dibattito pubblico “Cambiare si può. Trasformiamo i rifiuti in risorsa" organizzato dal Comitato Jonico Beni Comuni.
C’è stata una buona affluenza di cittadini, ma non quella che ci si aspettava. La presenza degli amministratori è stata esigua  nel numero (addirittura inferiore a quella del precedente convegno del 2012) e ha mostrato ancora di più la scarsa propensione dei primi cittadini eletti dal popolo di rispondere al popolo delle loro scelte. Perché?  La risposta è semplice: i nostri amministratori (tranne poche eccezioni) non hanno mai voluto affrontare la questione rifiuti con la necessaria serietà e determinazione; non si sono mai preoccupati di studiare l’argomento e imparare dalle esperienze positive che sono numerose anche nel nostro Paese. Cosa ci si può aspettare da amministratori insipienti? Nulla! Infatti, anche quando un gruppo di cittadini si attiva per iniziative (totalmente autofinanziate) come quella che si è svolta a Villa Ragno per contribuire a fare informazione e sensibilizzazione e per spronare tutti al senso di responsabilità, latitano. Stesso discorso vale per gli amministratori provinciali e regionali, incluso il Presidente Crocetta e i vari assessori invitati all’evento, che neanche si sono degnati di rispondere all’invito, anche solo per dire dei loro improrogabili altri impegni pubblici o privati.
Al convegno è risultata palese la confusione che regna nelle  istituzioni locali sulla gestione dei rifiuti. Amministrazioni impreparate che devono inventarsi qualcosa di cui nulla sanno.
La presenza "part time" del sindaco di Santa Teresa di Riva non è servita a fornire dati e informazioni sull’ipotetico Piano d’intervento dell’Aro comunale e relativi costi o benefici (economici e ambientali) per i cittadini. La sola informazione ha riguardato la discarica di Ligoria il cui iter procedurale, pare, sia a buon punto. Riaprire la discarica di Ligoria come auspica il sindaco De Luca è prova di insensibilità verso i problemi ambientali e paesaggistici e di scarso valore dato alla salute dei cittadini. Inoltre è prova di palese contraddizione con quanto scritto nel suo programma elettorale che, al punto 6, prevedeva: “bonifica delle discariche di rifiuti esistenti sul territorio comunale”.
La “ricetta” per uscire fuori dall’attuale cattiva gestione dei rifiuti l’ha spiegata con parole semplici il prof. Aurelio Angelini: basta attenersi alle direttive europee e copiare le buone pratiche già in uso. Non occorrono super differenziatori: bastano le semplici mani dei cittadini che a monte possono senza fatica (alcune pattumiere in più) evitare di mescolare il secco, cioè i materiali pregiati riciclabili, con l’umido, cui produrre compost. Così facendo si riduce al minimo l’indifferenziato (la vera spazzatura) abbattendo drasticamente le quantità di rifiuti da destinare alla discarica, il cui quantitativo può ulteriormente essere dimezzato in impianti di trattamento e valorizzazione del rifiuto secco residuo. Non serve altro. Solo una buona organizzazione. L’applicazione della “strategia rifiuti zero” entro un certo numero di anni porterà all’eliminazione di discariche e inceneritori.

Più informazioni: rifiuti  


COMMENTI

Pippo Sturiale | il 25/07/2013 alle 15:56:54

A me pare che non abbiano intenzione di cambiare passo, anche perché i tecnici nominati non vogliono, né possono, insegnar loro un nuovo passo. Tutti stanno facendo un piccolo ARO, di 5000/10000 abitanti, e, sopratutto, non hanno dato mandato ai tecnici di confrontare la spesa tra ARO piccolo ed ARO adeguato. Insomma si stanno facendo degli studi di fattibilità inutili, direi stupidi! Certo che un ARO piccolo si può fare, ma quanto si spende!? E si risparmia aumentando la dimensione o si spende di più? Per saperlo si deve fare un confronto, è doveroso. Non farlo, non aver dato mandato per farlo è "peccato di omissione": per un sindaco credente e attento è cosa grave. Vogliamo porvi rimedio!!??

Aldo Lenzo | il 27/07/2013 alle 15:49:50

Cambiare passo (accelerare) non sarà sufficiente se non si volta pagina. Altrimenti si corre il rischio di ricadere negli stessi errori che hanno sempre decretato il fallimento della gestione dei rifiuti in Sicilia. Le cause di questo fallimento si possono sintetizzare negli interessi consolidati (legittimi e illegittimi) di chi trae vantaggio dallo status quo, dall’insipienza ed indifferenza degli amministratori nei confronti del problema, dall’incertezza e disorganizzazione a livello regionale e locale. I ritardi nell’avviare e assicurare la realizzazione del nuovo Piano regionale dei rifiuti e nell’applicare la legge regionale 9/2010 sono sotto gli occhi di tutti. C’è il rischio che la “riforma” degli Ato non trovi piena applicazione se non si individuano e rimuovono le cause che hanno sino ad ora impedito una corretta ed efficace gestione dei rifiuti. Perché non sempre è il sistema a difettare ma le modalità di gestione e gli attori che queste modalità devono rendere praticabili e controllabili. ...

Aldo Lenzo | il 27/07/2013 alle 15:51:15

I parametri di un corretto rapporto tra popolazione servita e numero di operatori e i parametri che stabiliscono il corretto costo di gestione in funzione della popolazione servita devono trovare piena applicazione. Inoltre, bisogna che tutti capiscano, e per primo il Presidente Crocetta, che il problema dei rifiuti si risolve con una funzionale raccolta differenziata domiciliare (porta a porta spinto), differenziando 80% o più dei rifiuti e non con l’aprire discariche in ogni comune. Il metodo di raccolta e tutta la gestione deve essere coerente con il raggiungimento di questo obiettivo di raccolta differenziata. ...

Aldo Lenzo | il 27/07/2013 alle 15:52:15

L’assenza o la scarsità di impianti di trattamento (compostaggio e trattamento e valorizzazione del rifiuto secco residuo) fa aumentare i costi. La Regione per accelerare i tempi dovrebbe avocare a se la realizzazione di queste strutture in tutti gli Ato dove questi impianti sono insufficienti o inesistenti. È necessario identificare e promuovere i mercati per i materiale e le materie recuperate, realizzando un sistema di raccolta per bacini ottimali ma allo stesso tempo unitario a livello regionale. L’avere rimesso ai comuni la competenza della perimetrazione delle aree di raccolta ottimale si potrebbe rivelare un errore.

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