Sabato 19 Ottobre 2019
Comitati, partiti e sindacati proseguono la lotta per ottenere interventi celeri


“A Capo Alì si aspetta il morto? Subito messa in sicurezza e mini svincolo"

di Redazione | 05/11/2015 | ATTUALITÀ

1784 Lettori unici | Commenti 1

La frana al km 22,850: Ss 114 rimarrà chiusa dieci giorni

L’ennesima interruzione della Strada statale 114 a Capo Alì continua a provocare disagi e ad alimentare proteste. Cittadini e associazioni sono ormai stanchi di subire una situazione che di fatto viene a crearsi sempre più frequentemente, tagliando in due il territorio e mettendo a rischio l’incolumità di quanti transitano sull’importante arteria. “Siamo alla terza frana in meno di due mesi: dopo il 9 settembre, il 2 ottobre e ora il 3 novembre – fanno rilevare in una nota Giovanni Interdonato per il Comitato “No frane” della riviera jonica messinese, Giacomo Di Leo, coordinatore provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori di Messina, Francesco Urdì della Cub (Confederazione Unitaria di Base) di Messina e Nino Miceli, presidente del Movimento "Aiutiamoci Noi" –: che fine ha fatto il monitoraggio di Capo Alì promesso dal Genio civile all'ultimo tavolo tecnico in Prefettura????”. I quattro sottolienano come le istituzioni preposte alla sicurezza della Statale 114 continuino tragicamente a giocare con la vita delle persone: “come avevamo già previsto alcuni giorni fa, la riapertura di Capo Alì di per sè non ha risolto il problema, che è strutturale in quel tratto di strada. Le reti per l'ennesima volta si sono dimostrate rattoppi ridicoli – proseguono nella nota – e il tratto di strada statale di fronte alle Terme Granata-Cassibile, chiuso per pericolo frana, allunga i tempi di riapertura della strada, segnando una spaccatura della riviera jonica con conseguente isolamento soprattutto di paesi come Itala e Scaletta Zanclea, quest'ultimo centro soggetto e interessato anche dall'emergenza frane”. Interdonato, Di Leo, Urdì e Miceli chiedono interventi strutturali e definitivi, come ad esempio una galleria paramassi: “chissà perché se ne parla sempre ma non si fa mai: forse qualcuno o qualche istituzione ha bisogno di morti prima che ci si muova? L’Italia che non riparte, parafrasando un noto politicante, avrebbe bisogno anche di progetti a medio e lungo periodo, come ad esempio strade intervallive a monte della Ss114, con lo spostamento a monte della ferrovia grazie al raddoppio”. Al momento, gli esponenti di “No Frane”, Pcl, Cub e “Aiutiamoci Noi” pretendono la sicurezza sulla strada esistente e la costruzione di una rampa di accesso all'autostrada Messina-Catania da realizzare tra Itala e Scaletta Zanclea, come via di fuga in caso di interruzione della viabilità sulla Statale.
“Pertanto ribadiamo che la lotta delle popolazioni di questi territori è solo all'inizio! – concludono Giovanni Interdonato, Giacomo Di Leo, Francesco Urdì e Nino Miceli –: lo strumento giudiziario che stiamo utilizzando, un esposto alla Procura della Repubblica di Messina, è solo un mezzo per accrescere la consapevolezza del problema tra la gente. Solo una lotta determinata, radicale e prolungata delle popolazioni interessate può dare risultati, prima che sia troppo tardi! Non è che l'inizio, la lotta continua!"

Più informazioni: frana capo alì 3 novembre  


COMMENTI

Piermario Gambino | il 05/11/2015 alle 19:34:25

Anche,se per disgrazia, ci scappasse il morto nessuno pagherebbe!!!Perchè con la giustizia che ci ritroviamo in Italia ed in Sicilia in particolare, con i tempi biblici, con i cavilli burocratici,con lo scarica barile delle responsabilità,con la politica che ci entra sempre ci si troverebbe con un pugno di mosche.Se, invece, si cominciasse a rimuovere e mandare a casa i responsabili(irresponsabili) regionali e zonali dell'ANANAS totalmente incapaci e quindi pericolosi, forse qualcosa si muoverebbe e poi sotto con lo svincolo di Alì Terme e progetti seri per la SS114.

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