Domenica 25 Agosto 2019
Daniele e Rosa hanno coronato il loro sogno nel santuario festeggiando in paese


Dagli Usa a Roccafiorita per un matrimonio da favola sul Kalfa - FOTO

di Filippo Brianni | 23/07/2018 | ATTUALITÀ

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Gli sposi nel santuario sul Kalfa

Volevano un matrimonio da favola, in cui scolpirci il proprio amore. E cosa c’è di meglio che scolpirlo su una rocca…fiorita? Quella da cui si domina la Valle d’Agrò, da cui è possibile guardare l’Etna e l’Aspromonte, e i cui fiori hanno i colori degli occhi dei genitori, hanno le loro stesse radici, perché in quella rocca e con quei fiori avevano condiviso la giovinezza. Prima di partire. Verso gli Usa. Dove tutto è grande. Dove i figli crescono all’ombra dei grattacieli e non dei fiori. Dove Roccafiorita è un puntino lontano su una cartina, ma sempre vicino nel cuore, nei valori, nei ricordi. Crescendo, quei figli ci tornano a Roccafiorita. Si innamorano del posto così tanto che decidono che lì, in quello che dall’America sembra il luogo più piccolo e remoto del mondo, il loro amore deve essere coronato. E così trasformano il piccolo borgo in una location a cielo aperto. E Roccafiorita vi si immerge. Tutta. Come se fosse una festa del paese, tanto che non mancano nemmeno gli archi luminosi. E fu così che Daniele Samperi e Rosa Aguanno si sono arrampicati con un’auto bianca sul monte Kalfa, attraverso un sentiero che di “street” ha anche la… forma. Lui ci era salito altre volte, perché i genitori appartengono a quella rocca; a lei, le è bastato salirci l’anno scorso per innamorarsene. Di fronte alla rosa dei venti che ricorda la distanza e la direzione anche da New York, li aspetta la Madonna dell’Aiuto con la sua statua e la sua atmosfera. E anche il sorriso chiaro sul volto scuro di don Paolino Malambo, congolese, che li sposa, in inglese, dentro il piccolo santuario. Riscendono nel borgo che, calato il sole, sembra immerso in un set cinematografico. L’aperitivo alla grotta storica, le luci che dalla statua di San Giovanni Paolo II guidano a una piazza mozzafiato, con tutti i tavoli predisposti di fronte alla chiesa madre. Il cibo è locale, ma non tanto per dire, pure per fare. Infatti, il matrimonio è anche una prova del fuoco (e che fuoco!) per il ristorante e il bar locale, abituati a numeri ben più piccoli, ma che nel grande evento si cimentano con incredibile dimestichezza. Stessa cosa per la giovane azienda di vino, nata qui da due anni, dopo un “connubio” con le viti etnee.

Davide e Rosa intanto sorridono, si abbracciano, si baciano. Le sensazioni sono uniche per tutti: per loro che si sposano; per gli invitati a un evento che sanno essere irripetibile. Guardano i genitori, emozionati quanto loro. La gente, che non conoscono, ma che li tratta come parenti, che affaccia dalle casette del borgo per vedere la sposa e chiedersi “a ccu apparteni”. Del resto, non capita spesso vedere una sposa in un paese che conta meno di duecento anime. Non capita quasi mai di non conoscerla. Non capita mai di vederla volteggiare tra i tavoli imbanditi in piazza. La musica siciliana rafforza lo scintillio dei limoni abbracciati ai fiori. E rafforza pure l’ingresso dei maccheroni con i ricordi che si portano dentro a quel ragù; in America lo fanno pure, all’ “uso di qua”, ma lì non è mai la stessa cosa di qui.  Insomma, se voleva fare sembrare tutto una favola irreale, il wedding planner taorminese incaricato dell’originale missione ci è realmente riuscito. E Roccafiorita, la piccola Roccafiorita, come una cenerentola si è goduta la sua notte di gloria, augurandosi che la favola non finisca a quel taglio di torta nuziale. Che si possano ripetere presto eventi di questo tipo. Perché in fondo, ha scoperto mercoledì notte che quella “scarpetta” le calza a pennello e nel “reame” di splendidi borghi di Sicilia, se non è la più bella, certamente se la può giocare con tutti.



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