Martedì 22 Ottobre 2019
Dopo l'ordinanza che ne vieta la coltivazione arriva una richiesta di dietrofront


Favismo a S. Teresa, il sindaco e il suo esperto si dividono... sugli ortaggi

di Andrea Rifatto | 10/02/2019 | ATTUALITÀ

965 Lettori unici | Commenti 3

Pippo Sturiale e Danilo Lo Giudice

Il sindaco e il suo esperto si dividono… sugli ortaggi. Succede a S. Teresa di Riva, dove il primo ha emanato un’ordinanza che vieta la coltivazione fave, piselli e fagioli nel raggio di 100 metri da un’abitazione di una persona affetta da favismo e il secondo, che in quel raggio ci vive e ha il proprio orto, ne chiede la revoca o la modifica. Il 7 gennaio il sindaco Danilo Lo Giudice ha firmato il provvedimento per tutelare un soggetto affetta da favismo residente in via Casalotto (la Panoramica) nel residence “Glauco”, con obbligo per i proprietari/conduttori dei fondi/orti che si trovano nell’area di eliminare tutti i tipi di coltura in questione, compresi quelli ad uso ornamentale, per evitare di causare crisi emolitiche alla persona. Provvedimento contestato da Pippo Sturiale, esperto a titolo gratuito del sindaco in materia ambientale, che risiede in via Casalotto nel raggio dei 100 metri individuati dall’ordinanza e ha scritto al primo cittadino Danilo Lo Giudice chiedendogli di fare dietrofront. “L’emanazione dell’ordinanza non è un atto dovuto o richiesto dalla normativa, in quanto le crisi emolitiche non sono provocate dal polline o tantomeno dalle piante di fave e il riferimento a piselli e fagioli è arbitrario ed esula da ogni principio di precauzione” – spiega Sturiale, che a proprio supporto ha allegato la normativa riportata dall’Associazione Italiana Favismo-deficit di G6PD Onlus, che difende la salute di chi è affetto dal deficit.

L’esperto, citando note e pareri del Ministero della Salute, evidenzia come in nessun caso piselli e fagioli sono citati dal Ministero come scatenanti un, se pur minimo, malessere, anche se ingeriti e che le fave, invece, in una percentuale di circa il 30% di affetti dal deficit di G6PD, se ingerite, possono provocare crisi emolitiche È controverso se i campi di fave possano provocare malesseri, mentre non si ravvisa il rischio di crisi emolitiche – prosegue –  infatti si ritiene che ‘l’inalazione di polline nei campi di fave in fiore può provocare malessere nei soggetti esposti affetti da deficit di G6PD, ma non ci sono prove sufficienti a correlare l’inalazione di polline con lo scatenamento delle crisi emolitiche’. Non esistono quindi, come rassicurano gli Enti preposti a tutela della salute, possibili rischi per la pubblica sicurezza determinati dalla coltivazione di fave (li escludono tassativamente per piselli e fagioli), in quanto vicina e convicina, beta-glucosidi della pirimidina che possono provocare crisi nei soggetti esposti affetti da deficit di G6PD, presenti solo nei cotiledoni della fava, non sono presenti nei fiori e non sono volatili”. Da qui la richiesta di Pippo Sturiale, dopo un confronto con il comandante dei Vigili, di limitare eventualmente il divieto di coltivazione alle fave, escludendo piselli e fagioli. Per il momento, comunque, l’ordinanza del 7 gennaio rimane integralmente in vigore.


COMMENTI

Giuseppe Migliastro | il 10/02/2019 alle 17:59:16

La signora longari cadde sull' uccello, speriamo non spetti una " fine simile" al sindaco.

Pippo Sturiale | il 10/02/2019 alle 23:16:32

Nessuna polemica o scontro. Confronto sulle norme vigenti e senza divagazioni ornitologiche! Purtroppo questi soggetti, oltre a correre rischi dall’ingestione di fave, sono sottoposti a privazioni e stress inutili, mi riferisco al fatto che si consiglia loro di non mangiare piselli, soja, fagioli e fagiolini ed ogni altra leguminosa, quando il loro nemico è costituito solo dai vari tipi di fava. L’equivoco nasce dal fatto che sono tutte leguminose come la fava, ma non contengono il fattore scatenante, i beta-glucosidi vicina e convicina, assenti nei fiori delle fave. Come consuetudine le ordinanze si continuano a copiare da quelle precedenti, ma dal 2008 il Ministero della sanità ha espresso un parere (ed è su questi pareri che le autorità di pubblica sicurezza operano!). Ritengo che, anche da parte delle ASL, occorre tener conto delle autorità superiori. Tutti, ed io in particolare, teniamo alla salute del prossimo, ma occorre prendere le giuste precauzioni. Io, ad esempio, sono intollerante all'aglio, non per questo non mangio la cipolla o lo scalogno! Infine, da privato cittadino, credo sia libero di fare quelle che ritengo mie legittime richieste.

Pippo Sturiale | il 10/02/2019 alle 23:24:52

Naturalmente, come prescrive la norma, entro dieci giorni dall'affissione del divieto, se l'ordinanza non verrà modificata, provvederò a distruggere il solco di una dozzina di metri di piselli (perché di questo si tratta!), posti a circa 80 metri. Non ho chiesto, come esperto, nulla al Sindaco, per correttezza e deontologia del ruolo. Gradisco essere trattato come qualsiasi altro cittadino!

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