Venerdì 18 Ottobre 2019
Presentato il lavoro di Giulia Lombardo: dalle aule a patrimonio del territorio


Il particolare dialetto di Limina finisce in una tesi di laurea

18/09/2018 | ATTUALITÀ

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Giulia Lombardo durante il suo intervento (foto G. Interdonato)

Perché i liminesi hanno un dialetto diverso da tutti gli altri? Come mai, per esempio, utilizzano la locuzione “ca” al posto del “mi”? Come fa il tempo infinito dei verbi a “sparire” e riprendere le sembianze dell’indicativo? Ma, in modo meno tecnico: quali i rapporti tra il dialetto liminese e l’area grecanica calabra? Che impatto hanno avuto le vicende storiche di Limina nel modo di parlare dei liminesi? E ancora: perché a Limina era così diffusa l’abitudine di “comunicare in versi”, generando un’incredibile produzione poetica, sia popolare che tecnicamente accorta? Di questo si è parlato al centro polifunzionale “G. Scaldara” nel corso di un convegno su “Il dialetto liminese”, organizzato da Archeoclub Area Ionica Messina, in collaborazione con l’Osservatorio dei Beni Culturali dell’Unione dei comuni, la Pro Loco ed il Comune di Limina. Un convegno nel corso del quale la dottoressa Giulia Lombardo di Scifì (Forza d'Agrò), segretaria di Archeoclub, ha presentato la tesi discussa in occasione della recente laurea in Lettere, lo scorso luglio, all’Università di Messina. Una tesi, dal titolo “Sistemi di complementazione frasale nella varietà di Limina”, che si è occupata proprio del dialetto liminese ed è stata realizzata grazie all’ausilio di quelli che durante le ricerche si sono definiti “Limminoti da’ Limmina”, oltre che alla collaborazione tecnica della professoressa Ninuccia Foti, presidente dell’Osservatorio Beni Culturali dell’Unione, che ha coordinato l’incontro, aperto da una celebre poesia sul dialetto di Ignazio Buttitta, recitata da Cosimo Lombardo, guida della compagnia teatrale Teagros. Oltre ai saluti istituzionali del presidente del Consiglio comunale di Limina, Angelo Saglimbeni, ha avuto luogo l’introduzione dell’avvocato Filippo Brianni, presidente di Archeoclub Area Ionica, il quale ha sottolineato come “Archeoclub prosegue col progetto ‘Laureando il territorio’ che da anni ci consente di far uscire dalle aule universitarie per diventare patrimonio del territorio tesi di laurea a studenti che si sono occupati della cultura della riviera jonica”.

A dialogare con l’autrice su tutti gli spunti della tesi è stata Ninuccia Foti, che ha fornito chiavi di lettura importanti sia dal punto di vista tecnico-linguistico che storico. La presentazione è stata intervallata da momenti di poesia, con versi recitati da Nino Rizzo e dal professor Nino Ardizzone e di approfondimento, come quello di Giovanni Saglimbeni Ntantè che ha, tra l’altro, ripercorso modi di dire e proverbi “strettamente liminesi”. Trattato anche il tema degli americanismi, “determinati – ha detto Giulia Lombardo – dalle contaminazioni subite dal dialetto liminese a seguito dei corposi fenomeni migratori”.  Come esempio pratico è stata proiettata una video-intervista, realizzata a New York dalla professoressa Laura Ricciardi con il nonno, un poeta emigrante, Sebastiano Puglia, morto alcuni anni fa. Filippo Brianni si è poi soffermato sul rapporto tra dialetto e poesia evidenziando come a Limina spesso di dialogava e si comunicava in prosa, da quella popolare dei campi e della vita – come i tradizionali cantaturi – a quella più impegnata, per finire ad un filone poetico della “nostalgia”, quello degli emigranti, che hanno esportato all’estero un linguaggio ed un modo di “poetare” tipico di Limina. La professoressa Foti e la giovane autrice hanno evidenziato l’importanza di preservare il dialetto attraverso un’operazione culturale che ne consente di rintracciare nel dialetto di un luogo i segni distintivi della sua cultura e della sua storia.


COMMENTI

amalia occhino | il 19/11/2018 alle 03:35:32

sono orgogliosa de esere liminota sento molta nostalgia di stare lontano del mio paese e mi famolto piacere sapere che i miei compaesani portano il nostro paese inalto io sono la figlia di nunziata mancheta abito nel venezuela tanti saluti e molto e

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