Giovedì 23 Gennaio 2020
Tra i 68 coinvolti della maxi operazione, è ritenuto referente del clan Cappello


Mafia e scommesse online, in carcere anche un 46enne di S. Teresa - VIDEO

di Andrea Rifatto | 15/11/2018 | ATTUALITÀ

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La rete ricostruita dagli inquirenti

C’è anche un messinese tra i 68 fermati in Sicilia, Calabria e Puglia nell’ambito dell’operazione sul sistema organizzato e esteso di raccolta illegale di scommesse, su eventi sportivi e non, gestito tramite piattaforme informatiche riconducibili a noti imprenditori del settore che secondo gli investigatori avevano messo a disposizione delle consorterie criminali di riferimento un circuito parallelo del tutto illecito e svincolato dagli ordinari adempimenti di legge. Si tratta di Davide Cioffi, 46 anni di S. Teresa di Riva, fermato ieri all’alba dalla Squadra Mobile di Messina in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Catania in base alle indagini condotte dalla Squadra Mobile etnea e dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Cioffi si trova attualmente nel carcere di Messina Gazzi, in attesa della convalida del fermo da parte del Gip. Lui e gli altri 12 fermati (28 complessivamente in Sicilia) dalla Mobile catanese sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti, tra cui l’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, la truffa aggravata ai danni dello Stato, il riciclaggio e l'autoriciclaggio, l’intestazione fittizia di beni; truffa ai danni dello Stato; esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse; trasferimento fraudolento di valori, il tutto con l’aggravante del 416bis per avere svolto una funzione strumentale e agevolatrice nei confronti di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, ossia il clan catanese Cappello-Bonaccorsi, consentendone, in maniera determinante, l’infiltrazione e la connessa espansione nel settore dei giochi e delle scommesse online, nonché l‘autoriciclaggio dei proventi derivanti dalle attività criminose della stessa associazione. Gli inquirenti ritengono che il 46enne santateresino, dipendente della holding maltese SKS365, attiva in Italia con il brand Planetwin 365 (oggi estraneo ai fatti), curasse gli interessi del clan Cappello nel settore del gaming online clandestino nella provincia di Messina. Sul versante catanese operava invece Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti diretti di parentela a Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice del clan, mentre nel Siracusano emergeva la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, residente a Pachino, quale garante dei medesimi interessi. Il 46enne di S. Teresa, in passato consulente finanziario e attualmente attivo anche in ambito sportivo come presidente della Pallavolo Santa Teresa di volley maschile e dirigente del Santa Teresa Volley di B1 femminile, stava allestendo in questi giorni un’agenzia Planetwin 365 a Sant’Alessio Siculo e si occupava di altri centri scommesse nella riviera jonica.

Le agenzie simulavano un’attività di trasmissione dati per la raccolta online di scommesse, in realtà operavano la tradizionale accolta da banco per contanti, perché le vere scommesse avvenivano su portali illegali. Questa l'accusa contestata. Un’attività schermata attraverso un reticolo di società estere, localizzare principalmente a Curacao nelle Antille olandesi. Il centro gravitazionale del circuito era rappresentato dalle società riconducibili ai noti marchi Planetwin 365, Revolutionbet e Bet1128, per le quali gli inquirenti ritengono di aver accertato la soggiacenza a condotte e modalità operative di stampo mafioso o comunque finalizzate ad agevolare gli interessi delle famiglie Santapaola-Ercolano e Cappello nella provincia di Catania, Tegano a Reggio Calabria, Piromalli/Pesce/Bellocco nella piana di Gioia Tauro e della famiglia Martiradonna del clan Parisi della provincia di Bari. In Sicilia venivano a delinearsi due distinte associazioni a delinquere che operavano per agevolare e rafforzare l’operatività del clan Cappello. L’accusa contesta l’illecito esercizio dell’attività di giochi e scommesse a distanza, riconducibili a società operanti all’estero (Albania, Romania e Malta) in violazione della normativa di settore, di quella fiscale, anti-riciclaggio, ovvero attraverso la creazione di diverse reti di gioco “online” finalizzate alla raccolta abusiva di scommesse su eventi sportivi e al gioco d’azzardo. In particolare, si fa riferimento alla rete operante su siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Futurebet, Futurebet2021, Future2bet2021, Betworld365, Betcom29, Betcom72”, tutti operanti su server esteri (Malta, Austria, Inghilterra), utilizzati all’interno di sale scommesse, Internet point, C.E.D., C.T.D ed esercizi commerciali. Tali attività, in alcuni casi, erano fittiziamente intestate a soggetti compiacenti. Della “doppia veste” degli illeciti secondo gli inquirenti conseguiti erano certamente consapevoli i vertici della associazioni, tra cui Davide Cioffi, socio responsabile-accettazione della rete “.com”. Sottoposti a sequestro preventivo beni e disponibilità per circa 180 milioni di euro, quale profitto dei reati contestati, nonché compendi aziendali e beni strumentali per circa 800 milioni di euro, quali beni pertinenziali ai reati. Sequestrate agenzia di scommesse e internet point anche in provincia di Messina.


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