Martedì 22 Ottobre 2019
Operano silenziosamente dividendosi il territorio. Permane l'influenza dei catanesi


Mafia, la mappa dei clan a Messina e provincia

di Andrea Rifatto | 04/08/2016 | ATTUALITÀ

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La mappa dei clan della provincia di Messina

Clan ramificati nel territorio, tenuto sotto stretto controllo, che non hanno bisogno di azioni violente per far sentire il proprio potere. È il quadro della criminalità organizzata in provincia di Messina disegnato dalla Direzione Investigativa Antimafia nella relazione del secondo semestre 2015. Una’area descritta come crocevia di fenomeni criminali di diversa estrazione mafiosa (Cosa nostra palermitana, catanese e ‘Ndrangheta) che con la loro influenza hanno contribuito a determinare una realtà assai eterogenea. Un sincretismo criminale che ha permesso alla mafia barcellonese ed a quella operante nell’area nebroidea di assumere una strutturazione e metodi operativi del tutto omologhi a quelli di Cosa nostra palermitana; dal’altro, alla mafia messinese di emanciparsi dalla tipiche attività delinquenziali per assumere la connotazione di soggetto imprenditoriale. La ripartizione delle aree di influenza dei gruppi criminali è rimasta sostanzialmente invariata, sia nella città che nella provincia, così come le alleanze con gli schieramenti mafiosi dei territori confinanti.

La Dia conferma i legami con la criminalità catanese, attestata nell’ambito di due indagini concluse con l’adozione di altrettante misure di prevenzione patrimoniali a carico del rappresentante della famiglia Santapaola nel comune di Letojanni, Concetto Bucceri, destinatario di un provvedimento di sequestro di beni per 3,5 milioni di euro, e di un imprenditore attivo nel comparto agricolo-zootecnico e nell’edilizia, Salvatore Santalucia, risultato essere trait d’union tra la cosca barcellonese e il clan “Brunetto”, referente nel versante jonico della provincia etnea della famiglia Santapaola, a cui sono stati sequestrati 27 milioni di euro tra proprietà terriere, fabbricati, conti correnti, auto e altri beni. Sia Bucceri che Santalucia sono risultati interessati al settore del movimento terra, della produzione di conglomerato cementizio e di energia da fonti rinnovabili.  Il versante tirrenico è stato scenario di un ulteriore filone di indagine, denominato Gotha V, grazie al quale sono state colpite le nuove leve della famiglia barcellonese, che nel periodo di vacanza seguita agli arresti dei principali esponenti del sodalizio, avevano comunque perpetrato attività estorsive.

La fascia jonica (dalla periferia sud di Messina fino al confine con la provincia di Catania) rimane area di influenza delle famiglie catanesi Santapaola, Laudani e Cappello, per il tramite di responsabili locali. Un primo gruppo, i Brunetto, legati al clan Santapaola-Ercolano, esercita le proprie attività nella Valle dell’Alcantara e sui comuni di Giardini Naxos, Taormina, Gaggi, Francavilla di Sicilia, Malvagna e Castiglione di Sicilia (Ct); un secondo, i Di Mauro, contigui al clan Laudani, estende la sua influenza su Malvagna, Mojo Alcantara, Giardini Naxos, Roccella Valdemone e Taormina; un terzo gruppo, i Cintorino, vicini al clan Cappello, opera a Taormina, Gaggi, Francavilla, Letojanni e Giardini. Nel territorio compreso tra i comuni di Mistretta, Reitano, Santo Stefano di Camastra e Caronia, si registra l’influenza del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde, della provincia di Palermo.

Nella città di Messina operano, con influenza su distinte aree rionali, i clan Spartà e Galli e i gruppi Lo Duca, Ventura, Mangialupi, Aspri, Trischitta e Cutè (a lato la mappa). Il clan Mangialupi risulta essere quello maggiormente collegato con le organizzazioni criminali ‘ndranghetiste della provincia di Reggio Calabria. Nel dicembre 2015 si è concluso con 22 condanne il processo di primo grado a carica di 60 esponenti del clan, per reati in materia droga, acquistata con i proventi delle rapine. Il traffico di stupefacenti si svolgeva tra la provincia di Messina e la Calabra, coinvolgendo anche città del Nord Italia.

Alle tipiche attività quali estorsioni, usura e traffico di stupefacenti, le imprese mafiose hanno aggiunto l’infiltrazione nel settore degli appalti, dell’edilizia, dei servizi, del commercio, dei rifiuti e dell’illecita acquisizione di finanziamenti pubblici. Il tutto senza azioni eclatanti, per non destare allarme sociale. La criminalità organizzata messinese trae linfa vitale non solo dal settore degli appalti pubblici, ma anche dall’accaparramento dei finanziamenti comunitari e statali. Gli accertamenti svolti dal Grupo Interforze hanno permesso al prefetto di Messina, nel dicembre 2015, di emettere un provvedimento interdittivo antimafia nei confronti di 11 imprese agricole intestate a soggetti gravitanti nel medesimo nucleo familiare o a presunti prestanome di un mafioso di elevato spessore criminale, aggiudicatarie di pascoli abusivi all’interno del Parco dei Nebrodi. 


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