Martedì 22 Ottobre 2019
Visita dell'arcivescovo nella comunità sconvolta dal furto dell'oro di Sant'Onofrio


Mons. Accolla a Casalvecchio: "Profanate le vostre anime ma non fate processi in piazza"

di Andrea Rifatto | 16/02/2017 | ATTUALITÀ

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L'arrivo dell'arcivescovo a Casalvecchio

“È come se avessero profanato le vostre anime e quelle dei vostri avi che nei secoli hanno donato quegli oggetti, ma non dovete fermarvi all’aspetto materiale dei beni e andare avanti con grande fede”. Si è rivolto così oggi pomeriggio alla comunità di Casalvecchio Siculo monsignor Giovanni Accolla, arcivescovo di Messina, che ha fatto visita nel piccolo centro collinare ancora scosso dal furto dell’oro di Sant’Onofrio, trafugato dal museo parrocchiale la notte tra il 31 gennaio e l’1 febbraio. Un arrivo quasi a sorpresa, annunciato solo poche ore prima, per tastare da vicino l’amarezza dei casalvetini privati non solo degli ex voto, ma anche dell’identità della comunità, di un pezzo di storia perduto forse per sempre. Mons. Accolla, accompagnato dal segretario Santino Ammendolia e dal seminarista Giovanni Sturiale, è stato accolto poco dopo le 17 davanti al duomo di Sant’Onofrio dal parroco don Gabriele Sgroi, dal sindaco Marco Saetti (affiancato dagli assessori Roberta Moschella e Salvatore Santoro), dal comandante della Polizia metropolitana Antonino Triolo e da circa 40 parrocchiani, che hanno poi ascoltato il suo breve discorso all’interno della Chiesa Madre. “L’amarezza è tanta, lo comprendo, perché questi beni, oltre al loro valore, rappresentavano per voi un legame forte con il Santo Patrono, e ho sentito il dovere di starvi vicino – ha detto l’arcivescovo nel suo intervento durato poco più di dieci minuti – ma adesso bisogna guardare oltre e non pensare solo all’aspetto materiale dei preziosi, perché quella che non va smarrita è la preziosità del vostro cuore di fedeli e credenti”. Mons. Accolla ha assicurato alla comunità che verranno intraprese tutte le strade utili per garantire una maggiore sicurezza all’interno delle strutture parrocchiali e ha chiesto di evitare ingerenze con le decisioni della Chiesa. “Il dolore non deve diventare spettacolo – ha aggiunto l’arcivescovo – non si cerchi il colpevole a tutti i costi e non trasformate la piazza in un tribunale dove celebrare processi”. in paese, infatti, sin dal giorno del fatto si rincorrono le voci e i commenti per individuare eventuali responsabilità e omissioni.

Poi oltre un’ora di confronto riservato con il parroco e il sindaco, durante il quale Marco Saetti ha subito spiegato di aver riposto a proprie spese in una cassetta di sicurezza in banca l’oro rimasto nel museo e risparmiato dai ladri e di aver provveduto a ripristinare le telecamere di sorveglianza, oltre a cambiare le serrature delle porte blindate. “Sono pronto a riconsegnare l’oro alla chiesa – ha detto all’uscita il sindaco – ma solo se verrà custodito adeguatamente perché simili episodi non possono ripetersi. Sabato provvederemo a installare il nuovo impianto di allarme e successivamente rinforzeremo le inferriate delle finestre, perché a mio avviso il museo parrocchiale è una struttura che va potenziata e valorizzata. Avevo chiesto al precedente parroco di presentare per il museo un progetto per accedere ai fondi stanziati nell'ambito degli interventi di riqualificazione urbana, a cui noi come Comune abbiamo partecipato ottenendo 340mila euro per l'ex chiesa di San Carlo, ma non sono stato ascoltato". Proseguono intanto le indagini dei carabinieri della Compagnia di Taormina per risalire agli autori del furto dell'oro: gli inquirenti hanno visionato alcuni filmati di videosorveglianza di telecamere installate in diversi comuni della Val d'Agrò alla ricerca di elementi utili alla risoluzione del caso.

Più informazioni: furto oro casalvecchio  


COMMENTI

casablanca domenico | il 09/07/2017 alle 12:49:04

Apprendo solo ora che l'oro di S. Onofrio é stato rubato. Che peccato e che affronto grave alla intera comunità. Sono nato a Casalvecchio, ma lasciai il paese in tenerissima età al seguito dei miei genitori. Ricordo che si tornava nel periodo estivo a casa dei miei nonni e si restava sino alla festa di S. Cosimo. Ricordo con viva commozione la processione del Santo per le vie del paese. Non l'ho più vista da moltissimi anni oramai, ma sono certo che quella devozione popolare di cui mi rammento é ancora forte e vitale; credo che faccia parte della nostra cultura e della nostra tradizione e quindi condivido e plaudo alle iniziative messe in campo dal sindaco che si é indignato giustamente per simile atto criminale reso facile dalla incuria e dalla mancanza di prevenzione.

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