Sabato 19 Ottobre 2019
A 'Una panchina per la vita' a Furci le testimonianze di Vera Squatrito e Giovanna Zizzo


"Noi, mamme condannate all'ergastolo del dolore, gridiamo contro il femminicidio" - FOTO

di Andrea Rifatto | 11/03/2017 | ATTUALITÀ

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Andaloro, La Torre, Ardizzone, Zizzo e Squatrito

Laura aveva 11 anni, Giordana 20. La vita di entrambe è stata spezzata dalla mano di chi doveva amarle e accudirle. Un padre, un compagno, una persona di cui si fidavano ma che invece le ha portate alla morte generando l’ennesimo caso di femminicidio che ha riempito le cronache siciliane, facendo sprofondare nel dolore intere famiglie, distrutte per sempre. Un dolore che oggi pomeriggio è risuonato a Furci Siculo nelle parole di Vera Squatrito e Giovanna Zizzo, mamme delle due giovani, che hanno portato la loro testimonianza in occasione dell’avvio della campagna di sensibilizzazione “Una panchina per la vita”, nata su iniziativa dell’associazione “Al tuo fianco” di Roccalumera, che opera nel comprensorio jonico con un Centro antiviolenza che ha sede a Furci, per ribadire la necessità di fermare ogni forma di violenza sulle donne. Un gesto simbolico, una panchina dipinta di rosso nella piazzetta “Il Moro”, sul lungomare, per far sì che tutti possano soffermarsi a riflettere su una problematica che è di stretta attualità e che va affrontata con forza per essere definitivamente debellata. “Negli ultimi decenni sono stati notevoli fatti passi avanti nella lotta contro la violenza sulle donne – ha esordito la presidente di “Al tuo fianco”, Cettina La Torre – ma non dimentichiamo che in passato molte storie rimanevano nascoste, tanti episodi di soprusi non sono mai stati denunciati per paura, senza contare che fino al 1981 esisteva ancora l’istituto del matrimonio riparatore, che prevedeva l’estinzione del reato di stupro nel caso in cui il colpevole accettasse di sposare la propria vittima. E solo nel 1996 la violenza carnale è divenuta un reato contro la persona e non più contro la morale. La denuncia è fondamentale per rompere il muro del silenzio – ha sottolineato La Torre – e questa panchina deve ricordare che ogni donna merita rispetto, perché il rosso non deve rappresentare solo il sangue ma anche l’amore e la passione”. Il sindaco di Furci, Sebastiano Foti, ha sottolineato l’importante azione portata avanti dal Centro antiviolenza, con una sinergia tra enti e associazioni del territorio, che da oggi sarà ancora più tangibile grazie alla panchina rossa.

All’evento, a cui hanno preso parte diversi amministratori del comprensorio, rappresentanti di varie associazioni e cittadini, è intervenuto il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, che ha ricordato come rispetto al passato sia stato superato un "handicap” mentale che portava a non denunciare gli episodi di violenza: “Bisogna intervenire in anticipo agendo sulla mente degli uomini per favorire il progresso della civiltà – ha evidenziato – e le istituzioni possono fare tanto, soprattutto dando modo ai centri antiviolenza di agire con un’azione di persuasione e incentivando tutte le iniziative educative. La Regione sarà presente e bisogna fare tanto – ha aggunto Ardizzone – ma grazie per quello che fate già”. L’avvocato Giovanni Villari, in rappresentanza dell’Ordine degli avvocati di Messina, ha spiegato come l’organismo forense lavori nell’ambito della formazione per mandare un messaggio contro ogni forma di discriminazione e violenza: “Questa panchina rossa deve essere un punto di partenza di un percorso che deve puntare a sconfiggere la problematica, nella speranza che un giorno possa tornare del proprio colore”. Al primo appuntamento di “Una panchina per la vita” era presete anche il comandante della Compagnia Carabinieri di Taormina, il capitano Arcangelo Maiello, che ha fatto presente come l’Arma e la Procura della Repubblica di Messina siano costantemente impegnate nel contrastare i fenomeni di violenza sulle donne, evidenziando come la magistratura intervenga in tempi rapidi per bloccare chi commette tali abusi e tutelare le vittime. Presente anche il comandante della Stazione carabinieri di S. Teresa di Riva, il maresciallo Maurizio La Monica. “Non bisogna mai lasciare sole le donne ma è necessario cogliere per tempo i sintomi di situazione che possono sfociare in violenza” – ha rimarcato Maria Andaloro, ideatrice di Posto occupato, gesto dedicato a tutte le donne vittime di violenza, quelle donne che prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla loro vita, occupavano un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. “Bisogna agire prima perché la violenza nasce a livello psicologico prima che fisico ed è necessario intervenire con campagne di formazione, informazione ed educazione”.

Poi è toccato alle testimonianze delle due mamme, private delle figlie per mano di uomini che è difficile definire tali. “Mia figlia Giordana è stata uccisa con 48 coltellate dal fidanzato – ha ricordato Vera Squatrito – e ha confuso la violenza con l’amore. Non posso dare una buona testimonianza qui davanti alle istituzioni, perchè nel caso di Giordana non hanno fatto nulla: due anni prima della sua uccisione (avvenuta il 7 ottobre 2015 a Catania) aveva sporto denuncia contro il suo ex e l’udienza del processo per stalking si è tenuta il giorno dopo la sua morte. Il procedimento per omicidio non è neanche iniziato e ormai sono condannata a vivere l’ergastolo del dolore. Il mio è un grido di speranza, per provare a far cambiare le cose lottando ad ogni livello". Una situazione analoga è quella vissuta da Giovanna Zizzo, mamma di Laura, la ragazzina di 11 anni uccisa dal padre il 22 agosto 2014 a San Giovanni La Punta, nel Catanese: l’uomo si è scagliato con un coltello da cucina sulle sue figlie uccidendo la più piccola e riducendo in fin di vita la più grande di 14 anni. “Mio marito ha ucciso sua figlia per punire me – ha spiegato Giovanna – agendo da vigliacco. Vorremmo avere le istituzioni più vicine, perché si prendono più cura degli assassini dimenticando invece chi rimane. Anche io posso dire di essere condannata all’ergastolo del dolore ma voglio che non accadano più fatti del genere”.

A seguire gli studenti dell’Istituto superiore “Pugliatti”, che nei giorni scorsi hanno verniciato la panchina, hanno letto alcuni pensieri, prima che gli intervenuti all’iniziativa dessero le ultime pennellate di vernice rossa. Poi una breve fiaccolata per le vie del paese passando accanto ai tappeti contro il femminicidio esposti a fianco della piazza, realizzati in occasione della prima edizione della manifestazione “Il tappeto per la vita” lo scorso novembre a Mandanici. Domani, domenica 12 marzo, la seconda edizione è in programma a Savoca a partire dalle 15.30.



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