Domenica 15 Settembre 2019
Secondo la Regione ci sarebbero anomalie nell'affidamento nel servizio di raccolta


Rifiuti, 74 comuni segnalati all'Anticorruzione. Tra questi anche Furci Siculo

di Redazione | 24/12/2015 | ATTUALITÀ

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La Regione Siciliana ha segnalato all’Autorità Nazionale Anticorruzione 74 comuni dell’Isola che hanno affidato, con ragioni di urgenza, il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani senza svolgere alcuna gara d’appalto. Secondo l’assessorato dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità in questo modo sarebbero state aggirate le norme anticorruzione, con la duplicazione dei costi (il servizio, infatti, è già appaltato dai vari Ato o Srr). L’assessore Vania Contrafatto ha denunciato il caso a Raffaele Cantone e alle Procure della Repubblica e della Corte dei conti. Sono 74 i sindaci su cui l’assessorato ha acceso i riflettori: nel mirino sono finiti gli affidamenti diretti fatti sfruttando l’articolo 191 del decreto legislativo 152 del 2006, che dà mano libera in caso di emergenze che mettono a rischio la salute pubblica. Casi in cui è fermo il servizio di raccolta e i sindaci, per evitare che le città si riempiano di rifiuti, ricorrono alla procedura d’urgenza. Spesso, invece, lo stop alla raccolta dei rifiuti nasce dal fatto che i Comuni non pagano le loro quote, ad esempio, all’Ato, che non può pagare gli operai, che quindi scioperano e non fanno la raccolta. “In Sicilia accade di frequente che i sindaci non paghino le quote di propria competenza agli Ato. A quel punto però l’Ato non può pagare i dipendenti, che normalmente scioperano lasciando le città invase dai rifiuti – ha spiegato Vania Contraffatto. Ma così si duplica il costo che riguarda il personale. Perchè quello degli Ato deve comunque essere pagato mentre poi spunta quello degli appalti dei sindaci”. I 74 Comuni che finora hanno assegnato il servizio di raccolta senza gara d’appalto hanno scelto fra varie tipologie di procedure: c’è chi ha optato per l’affidamento diretto, chi per la trattativa negoziata, altri hanno dichiarato di aver prima svolto indagini di mercato e poi fatto la trattativa diretta.

Ecco l’elenco dei Comuni che hanno sfruttato l’ordinanza di emergenza. Provincia di Agrigento: Casteltermini, Castrofilippo, Comitini, Grotte, Joppolo Giancaxio, Lampedusa, Montallegro, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Ravanusa, San Giovanni Gemini, Santa Elisabetta, Sant’Angelo. Provincia di Catania: Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione, Fiumefreddo, Giarre, Gravina,Motta Sant’Anastasia, Ragalna, Sant’Agata Li Battiati, San Michele di Ganzaria, Santa Venerina, Scordia, Tremestieri. Provincia di Messina: Acquedolci, Capri Leone, Castroreale, Furci Siculo, Galati Mamertino, Gioiosa Marea, Malfa, Milazzo, Montalbano Elicona, Naso, Novara di Sicilia, Patti, Reitano, Roccavaldina, Rodì Milici, Santa Lucia del Mela, San Piero Patti, San Salvatore di Fitalia, Santo Stefano di Camastra, San Marco D’Alunzio. Provincia di Palermo: Bagheria, Bisacquino, Campofelice di Roccella, Chiusa Sclafani, Ciminna, Giuliana, Monreale, Roccamena, San Cipirello, Ventimiglia, Villafrati. Provincia di Ragusa: Giarratana, Modica, Ragusa. Provincia di Siracusa: Augusta, Carlentini, Noto, Pachino, Sortino. A questi occorre aggiungere: Campobello di Mazara e Castelvetrano nel Trapanese, Leonforte (En) e San Cataldo.

Il commento di Anci Sicilia. “Ancora una volta assistiamo con sconcerto alle dichiarazioni del diretto responsabile del sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia che ha delineato un quadro parziale e sostanzialmente non veritiero dove le uniche responsabilità sarebbero attribuibili ai Comuni”. Questo il commento di Leoluca Orlando, presidente di Anci Sicilia alle dichiarazioni dell’assessore Contrafatto. “All’inizio di quest’anno – continua Orlando – ho formalmente e personalmente denunciato alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e alla Procura della Repubblica di Palermo nomi e circostanze che caratterizzano l’attuale sistema criminogeno nella gestione dei rifiuti in Sicilia i cui attori principali sono stati e continuano ad essere i mali governi della Regione e gli interessi economici di pochi privati. Fermo restando che ogni sindaco risponde delle proprie scelte amministrative di fronte alla legge, agli organismi competenti e principalmente ai cittadini che lo hanno eletto – prosegue Il presidente dell’Anci Sicilia – non è con sommarie liste di proscrizione che si esce dall’empasse in cui l’attuale Governo regionale ha relegato la Sicilia. Un sistema mai decollato rispetto al quale vi sono precise responsabilità che devono essere accertate dalla magistratura e dalla Procura della Corte dei Conti. Si accomunano – prosegue – in un unico elenco situazioni diverse legate a situazioni territoriali diversificate. Generalizzazioni rispetto alle quali l’assessorato, che conosce nel dettaglio ogni processo amministrativo relativo ai rifiuti, semmai dovrebbe fare chiarezza. Nulla si dice – conclude Orlando – sul fatto che sono le scelte della Regione ad aver stravolto nel 2013 l’impianto della legge regionale 9/2010 favorendo la moltiplicazione degli Aro e consentendo nei fatti la perpetrazione di interessi particolarissimi di pochi privati, che nei singoli territori operano in regime di monopolio e le cui posizioni sono state difese attraverso la presenza diretta nel Governo”.


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