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Celebrato l'anniversario della separazione da Mongiuffi. La storia dal 1947 a oggi


Roccafiorita, 70 anni di autonomia con un impegno costante: tenere in vita il borgo - FOTO

di Filippo Brianni | 01/06/2017 | ATTUALITÀ

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Amministratori presenti e passati in piazza Autonomia

Ottenuto il decreto che dal 1 giugno 1947 avrebbe ripristinato il comune di Roccafiorita – dopo quasi un ventennio vissuto da frazione – l’insegnante Nino Manuli andò con l’asino a Mongiuffi Melia a prendersi i registri in Municipio. Li infilarono nelle ampie “bertole” e li portarono a Roccafiorita, sul monte. Dove la popolazione attendeva in festa, come quattro anni prima quando era arrivata la statua della Madonna dell’Aiuto fresca di benedizione papale.  Ma tolte le carte dall’asino, non sapevano nemmeno dove metterle. Non c’era un municipio. Non c’erano nemmeno strade. E nessuna infrastruttura. Solo rovi, pastori e pecore e tanta sana e buona volontà. Adibirono a municipio una casa e da lì cominciarono. Ricominciarono. Sulle brutte ferite lasciate dalla guerra e rese più ampie dall’emigrazione, ci misero il balsamo del loro carattere, comunque orgogliosi per il paese che erano stati prima del fascismo e speranzosi per il paese che potevano diventare una volta autonomi. “Costruirono” un Consiglio comunale per acclamazione in piazza e il Consiglio elesse poi sindaco proprio Nino Manuli. Quando mancavano soldi, l’assessore Giuseppe Occhino li prendeva dalla propria pensione di guerra. Se mancavano le buste, si giravano al contrario quelle che avevano contenuto le lettere ricevute e si inviavano al nuovo destinatario. Si faceva di necessità – e quanta necessità! – virtù. Ma si gettarono così le basi per far diventare Roccafiorita la bomboniera che è oggi, 70 anni dopo, che stamattina ha ricordato quegli episodi, quei tempi, quei personaggi, attraverso soprattutto le relazioni del sindaco Santino Russo e l’intervento dell’ex sindaco Giovanni Manuli. Lo ha fatto nel corso di un Consiglio comunale straordinario – aperto dal minuto di raccoglimento in memoria dei due ex sindaci scomparsi, Nino Manuli e Gioacchino Chillemi – convocato dal presidente Fabio Orlando per ricordare l’evento, ma anche per riflettere sullo spazio riservato ai piccoli comuni dal nuovo contesto istituzionale ed economico. Che spazi sembra non lasciarne.

Lo hanno fatto alla presenza di Giovanni Ardizzone, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, “amico di Roccafiorita, insieme a Matteo Francilia” gongola il suo “delfino” locale, l'assessore Nino Chillemi. “Sono qui per festeggiare con voi questa ricorrenza – ha detto Ardizzone – ma anche per lanciare un messaggio dal più piccolo dei comuni dell’Italia meridionale: non si può pensare ad un nuovo Statuto regionale senza partire dal ruolo dei comuni, presidio di democrazia”. Il requiem per i piccoli comuni può attendere. Si pensi piuttosto a manovre di rianimazione. E sì, perché per dirla con la franchezza di Pippo Bartolotta (sindaco dal 2003 al 2013): “Noi possiamo metterci tutto l’amore che vogliamo ma non possiamo farcela da soli, per ragioni geografiche, per l’accentramento verso la marina, per tante ragioni. Ci vuole una legislazione particolareggiata per le esigenze dei piccoli comuni”. Un assist che il presidente del Consiglio Fabio Orlando ha colto al volo: “Non chiediamo privilegi ma solo che non vengano trattate in modo uguale situazioni differenti: l’imposizione  fiscale di un imprenditore in una città turistica non può avere lo stesso trattamento fiscale di un barista di un paesino rurale, dove più che imprenditoria fa quasi servizio pubblico” . Su questa musica ci danza a tempo anche Simone Bongiorno, vicesindaco di Antillo, che parla di “direttive europee disattese” ed invita a rendersi conto che “pochi aiuti, anche in termini di defiscalizzazione, per rendere produttive le aree rurali, consentono di risparmiare ingenti somme per rimediare al dissesto idrogeologico – che non si verifica se le aziende presidiano le campagne - ed i costi sociali ed umani delle alluvioni sulla marina”.

L’idea è che vada individuato un nuovo modello strategico in grado di rendere conveniente, oltre che bello e salutare, vivere i piccoli borghi, che sembrano sempre più come le bionde di un vecchio adagio: tutte le ammirano, ma nessuno se la sente di sposarle. Tra l’altro, borghi come Roccafiorita, dove “grazie all’impegno degli scorsi decenni, non manca nulla, solo le persone” per usare le parole del vicesindaco Concetto Orlando. Una chicca: era seduto a perfetto agio accanto a Pippo Bartolotta, entrambi protagonisti, nel 2003 di uno scontro con pareggio (anche al ballottaggio, conseguente al pareggio del primo turno) che consegnò la fascia a Bartolotta perché più anziano di età.  Uno scontro duro, riportato dalla stampa, oggi archiviato e i due non si fanno problemi a lavorare insieme. Anche questa è stata la forza di Roccafiorita per togliersi dall’isolamento. Da quel 1947 celebrato stamattina. Ma anche dal 1956, quando le redini del comune le prese Gioacchino Chillemi (“Uno che non si faceva problemi a scriversi le delibere di proprio pugno a casa propria”), rivoluzionando il paese in pochi decenni, tanto che “nel 1984 non trovammo disoccupati da impiegare perché c’erano quattro cantieri aperti e ben 60 operai”. Nel 1993 venne eletto sindaco Giovanni Manuli; dal 2003 al 2013 Pippo Bartolotta; poi Santino Russo, attualmente in carica. Sono intervenuti, tra gli altri, anche Rosaria Restifo, già presidente del Consiglio durante la legislatura Bartolotta; l’ex assessore Nino Gemelli; l’assessore Nino Chillemi; il consigliere Pippo Russo (“abbiamo avuto buoni sindaci ma anche buoni cittadini che hanno saputo mettere da parte le rivalità e far lavorare gli amministratori”). Presente anche l’assessore di Mongiuffi Melia Beatrice Mazzullo e il figlio di Nino Manuli, Filippo.

Terminato il Consiglio, è stata scoperta la nuova targa di piazza Autonomia, benedetta dal parroco Paolino Malambo, posata una corona d’alloro al monumento dei caduti e c’è stato il tempo pure di inaugurare l’ultima opera arrivata in casa Roccafiorita su idea dell’assessore (italo-tedesca) Martina Schultz: una scacchiera per la dama ad altezza d’uomo nei pressi della palestra. Nella speranza che, spente le 70 candeline, Roccafiorita, muovendo le pedine giuste, possa dar scacco matto all’isolamento che ne minaccia la sopravvivenza.



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