Mercoledì 18 Settembre 2019
Pochi iscritti fanno saltare la prima classe. La protesta contro chi sceglie altri plessi


S. Teresa. “La scuola di Sparagonà a rischio chiusura”: genitori sul piede di guerra

di Andrea Rifatto | 03/04/2016 | ATTUALITÀ

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Lo striscione affisso davanti la scuola

“La scuola di Sparagonà a rischio chiusura, i nostri bimbi vittime di un pregiudizio”. È il grido d’allarme lanciato da alcuni genitori residenti nel popoloso quartiere di S. Teresa di Riva, sfociato in una protesta resa pubblica con uno striscione affisso sui cancelli del plesso della Primaria “G. Carpenzano” e con manifesti affissi sul portone di ingresso dell’edificio scolastico e in tutto il quartiere. La questione è sorta in seguito ai pochi iscritti al primo anno 2016/2017, appena sei, numero che non consentirà di formare la prima classe. “Già da alcuni anni mancano i bimbi – esordiscono i genitori nel manifesto –: l’anno scorso in prima classe sono entrati sei bimbi, quest’anno sono di nuovo sei che verranno quasi sicuramente accorpati alla seconda formando una pluriclasse, mentre altri cinque residenti a Sparagonà hanno scelto altri plessi (Bucalo e Centro). Il prossimo anno cosa succederà? Continuando così il numero continuerà a scendere fin quando non si formeranno più classi e il plesso storico di Sparagonà, che vanta 70 anni di storia (e attualmente 70 alunni), è destinato a chiudere”. I genitori fautori della protesta spiegano come la Primaria di Sparagonà abbia i numeri per sopravvivere, in quanto basterebbe che le famiglie residenti nella frazione di Misserio e nelle borgate Giardino, Quartarello, San Gaetano e nel quartiere Sparagonà fino al ponte della ferrovia iscrivessero i propri figli nella scuola del quartiere: “Invece questi bimbi, ad eccezione di quelli provenienti da Misserio che viaggiano con il pulmino del Comune, passano ogni giorno davanti la scuola accompagnati dai genitori per raggiungere le ambiziose mete di Bucalo e del Centro” – sottolineano, lamentando come Sparagonà non debba essere considerato un plesso di serie B in quanto tutti i plessi di S. Teresa sono uguali. “I locali non sono grandissimi e ben strutturati ma perché la sua costruzione risale agli anni ’80, forse la nostra scuola è più sicura della altre, non abbiamo la palestra ma l’attività fisica l’abbiamo sempre svolta o nella palestra comunale o nel nostro cortile, i programmi sono quelli ministeriali e quindi uguali per tutti e le insegnanti non hanno nulla da invidiare alle altre. E allora cosa c’è che non va? – si chiedono le famiglie che hanno scelto di iscrivere i propri figli nel plesso “G. Carpenzano" –. Forse che siamo un piccolo plesso in una realtà importante come Sparagonà, il quartiere più popolato di S. Teresa, e ve ne vergognate? O che i nostri bimbi, non essendo in classi numerose, sono seguiti in modo ineccepibile con un rapporto scuola-famiglia che è difficile trovare in altri plessi, dove non c’è quasi il tempo di relazionarsi?”.

La protesta è rivolta soprattutto contro il voler preferire la moda al buon senso da parte di quei genitori che hanno scelto altri plessi. “In tutto questo ad essere penalizzati sono i nostri bambini, del tutto uguali agli altri ai quali viene però negato il diritto di frequentare la propria classe nel proprio quartiere insieme ai propri compagni: se vogliono rimanere devono accontentarsi e subire una pluriclasse a causa del pregiudizio che alcuni genitori hanno per la scuola di Sparagonà e che li porta a compiere scelte scellerate del tutto immotivate che ledono gli interessi degli altri. Basterebbe un minimo di buon senso e iscrivere i propri bimbi nel proprio plesso di appartenente e così si formerebbe la classe prima con circa 11 alunni”. Ad oggi la situazione per l’anno scolastico 2016/2017 nelle scuole primarie di S. Teresa vede Bucalo con una prima classe con 19 alunni, Centro con una prima con 25, Cantidati con una sola classe, mentre Barracca e Sparagonà avranno una pluriclasse: in quest’ultimo caso, dei sei che attualmente hanno presentato domanda di iscrizione ne rimarrebbero solo tre, mentre gli altri, tra cui alcuni anticipatari (bambini che compiranno sei anni dopo aprile 2017), si trasferirebbero verso altre strutture cittadine. A tal proposito i genitori evidenziano come nel caso di Bucalo e del Centro si superi il numero minimo di studenti necessario per formare la classe: “Questo è il nocciolo della questione, perché il preside voleva proprio procedere ad una equa distribuzione degli alunni su tutto il territorio così da scongiurare le pluriclassi e garantendo a tutti lo stesso trattamento, spostando gli alunni necessari al raggiungimento del numero legale nel proprio plesso di appartenenza, motivato dal fatto che non esiste una scuola migliore delle altre perché non sono i locali che fanno la scuola ma e insegnanti, ritenute dal dirigente tutte brave e preparate”. Ma evidentemente alcuni genitori non la pensano così.

“La colpa è dei genitori, che nonostante i tentativi fatti dal preside di formare classi in tutti i plessi, pensano solo al proprio interesse. Non si vuole generalizzare – spiegano – perché ci sono dei genitori che hanno delle reali motivazioni ad iscrivere i propri figli in un plesso piuttosto che in un altro, ma ve ne sono molti che non hanno motivo se non quello di seguire la moda, ed è proprio a loro che ci rivolgiamo”. Fiutando il profilarsi di queste situazioni il dirigente scolastico, Domenico Genovese, già il 7 gennaio scorso aveva fatto presente con una circolare come “la disponibilità logistica e strutturale degli ambienti e locali della sede del plesso “F. Muscolino” del Centro non permette la costituzione di più di una classe prima e con un numero modesto di bambini". 
In conclusione della lettera di protesta affissa nel quartiere di Sparagonà, i genitori lamentano come le famiglie che hanno scelto di iscrivere altrove i propri figli si siano sottratte al confronto con il preside, con l’Amministrazione comunale e con quanti temono la chiusura della scuola per discutere in modo ragionevole il problema e per trovare una soluzione che non scontentasse nessuno ma che al contrario riuscisse a realizzare gli interessi di tutti, soprattutto dei bambini. “Invitiamo tutti gli abitanti di Sparagonà – aggiungono – a difendere la propria scuola perché una scuola che chiude è una scuola che non riapre più”. Non è escluso che ci possano essere altre forme di protesta nel quartiere per ribadire l'importanza dello storico plesso di Sparagonà.

Più informazioni: scuola sparagonà  


COMMENTI

Sergio Puglisi | il 04/04/2016 alle 14:27:57

Sembra un dibattito molto interessante. La realtà dei fatti sta però in una netta diminuzione generale (secondo i dati citati dall'articolo) della popolazione studentesca elementare. Negli ultimi dieci anni le classi ed il numero degli effettivi alunni si sono dimezzate a livello numerico, e la causa non può certamente essere la moda di iscrivere il proprio figlio in un'altra scuola. Rispetto massimo per quei genitori che vedono sbattersi le porte in faccia dalle istituzioni non sapendo come garantire una degna istruzione ai propri figli. Allo stesso tempo è innegabile che il comune di santa teresa stia letteralmente andando a morire (se si parla dei comuni limitrofi la situazione è ancora peggiore) a causa dell'assenza di qualsivoglia prospettiva che non sia aprire un negozio di vestiti odi generi alimentari o un bar o una rosticceria. Il fatto che non ci sia il numero sufficiente di bimbi per formare una classe (mentre fino a poco tempo fa c'era) è una conseguenza precisa di un calo demografico che solo un cieco non vedrebbe.

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