Venerdì 28 Febbraio 2020
Giorno 3 - Il reportage dai territori occupati del videomaker messinese Matteo Arrigo


Buongiorno Palestina - Hebron, la città fantasma

di Matteo Arrigo | 24/03/2016 | ATTUALITA

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Apparecchio ai denti, occhi che rivelano un mondo ancora “troppo” giovane per quelle mani che stringono un fucile con doppio caricatore inserito. Ad Hebron oggi sembra una giornata tranquilla. Un sole primaverile rende quasi allegra la pausa caffè dei soldati, nella gabbietta accanto all’elmetto c’è un brick di succo di frutta e dei biscotti.
Al di là di ogni giudizio che si possa dare sulla questione israelo-palestinese, fra le varie certezze ce n’è una al fuori di ogni dubbio: la Palestina è una zona di guerra. Sotto questo aspetto Hebron è certamente una delle zone più calde perché lì vivono, a stretto contatto, i vecchi abitanti arabi con i nuovi coloni ebrei. Il nocciolo è al centro della città ed è la moschea dei patriarchi, luogo sacro per entrambe le religioni. Dagli Anni ‘70 il centro città è una zona fantasma. Gli israeliani controllano la metà della moschea, oggi diventata sinagoga, ma per fare questo hanno creato una zona cuscinetto in mezzo alla città, cacciando via i vecchi abitanti e rendendo cosi sicura la zona per i nuovi coloni, che presidiano la loro “conquista”.
Immaginate di avere un cestino con dentro una mandorla: il cestino è la città di Hebron, la buccia della mandorla la zona cuscinetto e il seme è la moschea dei patriarchi. Solo che questo cestino, prima che ci mettessero la mandorla, era già pieno di noci!
Dei tornelli controllati permettono ai visitatori (pochi) di recarsi in visita alla moschea. La zona di sicurezza è un passaggio spettrale, un silenzio totale ci accompagna tra le porte sbarrate, le case disabitate, i negozi chiusi, mentre i soldati ci scrutano con i fucili in mano dai tetti, dai gabbiotti, dalle torrette. Due giorni fa è stata uccisa una ragazza davanti i tornelli, era stata scambiata per una accoltellatrice. Passare dal centro occupato può rappresentare anche per noi un pericolo, non è raro che gli abitanti, ebrei ultraortodossi, comincino a lanciare pietre contro i passanti. Un’osservatrice dell’Onu ci dice che è capitato che i soldati israeliani, a volte, abbiano dovuto difendere i palestinesi.
Usciamo dalla zona occupata sotto l’occhio vigile e i fucili spianati dei soldati. Appena fuori la recinzione il silenzio irreale diventa rumore, il vociare del suk, gli anziani che giocano a carte, i bambini che escono da scuola. I suoni di quella che dovrebbe essere una città vera.
“Paghiamo le bollette alle persone che decidono di ritornare a vivere a Hebron” mi dice Samar, attivista di un’associazione che si occupa della rinascita della città: “Stiamo cercando di far capire alle persone che solo tornando qui possiamo sperare di riavere quello che ci è stato tolto, e non andando via. This is my land”. Questa è la mia terra.

Più informazioni: buongiorno palestina  


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