Mercoledì 24 Aprile 2019
Operazione della Guardia di Finanza tra Catania e Messina: altri 20 gli indagati


Corruzione a Riscossione Sicilia, 3 arrestati e 3 interdetti: uno di Giardini Naxos

14/01/2019 | CRONACA

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I tre arrestati dalla Guardia di Finanza

Tre persone sono finite agli arresti domiciliari e altre sono state interdette con sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Catania su casi di corruzione all’interno di Riscossione Sicilia, nelle sedi di Catania e Messina. Questa mattina i finanzieri hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale etneo nei confronti dei sei soggetti in quanto responsabili, a vario titolo, di concorso in corruzione continuata, accesso abusivo ad un sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio a fronte di condotte delittuose poste in essere tra gennaio e luglio 2017 dagli avvocati Sergio e Settimo Daniele Rizzo nonché da dipendenti ritenuti “infedeli” di Riscossione Sicilia.

L’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme gialle e coordinata da questa Procura distrettuale, denominata “Gancio”, vede quali destinatari della misura degli arresti domiciliari l’avvocato Sergio Rizzo, 74 anni, pensionato già dirigente della Serit (oggi Riscossione Sicilia), il quale – privo di autonoma posizione fiscale e contributiva – ha esercitato la professione legale anche presso il proprio domicilio; Settimo Daniele Rizzo, 43 anni, figlio di Sergio, avvocato civilista e tributarista con studio a Catania in via Aldebaran, che collaborava con il padre nelle attività giudicate illecite; Claudio Bizzini, 65 anni, già dipendente di Riscossione Sicilia in pensione, anch’egli sconosciuto al Fisco per la sua attività di consulente. La misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio è scattata nei confronti di tre funzionari in servizio presso Riscossione Sicilia: Rosario Malizia, 53 anni di Giardini Naxos, addetto al “settore contabilità versamenti e rendicontazione” alla sede di Messina; i catanesi Giovanni Musmeci, 61 anni, responsabile delle “procedure cautelari ed esecutive” e Matilde Giordanella, 56 anni , addetta al “settore notifiche”, entrambi alla sede di Catania.

Le indagini, caratterizzate dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche nonché da acquisizioni documentali presso Enti pubblici e da accertamenti bancari, ha svelato l’esistenza, all’interno di Riscossione Sicilia, di un consolidato circuito clientelare gestito da Sergio Rizzo il quale riusciva ad acquisire, attraverso “canali preferenziali” alimentati dall’assoluta e costante disponibilità dei dipendenti di Riscossione Sicilia destinatari della misura cautelare, informazioni utili alla cura degli interessi della clientela dello studio del figlio Settimo Daniele, il tutto in violazione dei regolamenti interni all’Ente di riscossione regionale. Nello specifico, Sergio Rizzo poteva contare sul totale asservimento dei dipendenti di Riscossione, Malizia e Musmeci, i quali hanno beneficiato di varie utilità in denaro (circa 50 euro per ogni comunicazione informale di dati relativi alla posizione fiscale debitoria di un contribuente) o della fornitura di beni (televisori e climatizzatori) e di posti di lavoro (espletamento di un tirocinio presso un centro di fisioterapia) a vantaggio di propri familiari. L’anomala messa a disposizione delle proprie funzioni pubbliche a beneficio dei professionisti in questione produceva una sistematica prevaricazione a svantaggio di altri professionisti operanti nel medesimo settore tenuti ad osservare i regolamenti interni della Direzione Regionale di Riscossione Sicilia in tema di accesso ai documenti amministrativi e, quindi, soggiacere a una tempistica di attesa più lunga per la propria clientela; dei contribuenti interessati, in quel periodo, a procedere alla “rottamazione” delle proprie cartelle esattoriali entro il termine fissato dalla legge, in attesa di ricevere informazioni sulla propria posizione a fronte di istanze formali non esitate dall’Ente di riscossione nei prescritti 30 giorni per il rilevante numero di richieste giacenti; della stessa pubblica amministrazione nella misura pari al mancato incasso dei diritti spettanti per la riproduzione e l’estrazione dei dati e a danno di altri Enti pubblici interessati a ricevere da Riscossione Sicilia informazioni tempestive per l’esercizio delle proprie funzioni istituzionali.

La disponibilità dei dipendenti “infedeli” di Riscossione Sicilia si traduceva nell’estrazione dal sistema informatico dell’Ente di informazioni afferenti a cartelle esattoriali e relate di notifica degli atti dell’Agente di Riscossione e nella loro celere trasmissione ai richiedenti, sia tramite posta elettronica che mediante consegna a mano presso il domicilio di Sergio Rizzo o presso lo studio del figlio Settimo Daniele; ciò in manifesta violazione dei regolamenti interni che prescrivono, tra l’altro, la presentazione di un’istanza in forma scritta, corredata da eventuale delega e copia del documento d’identità del contribuente, che va debitamente protocollata.  L’ex dipendente di Riscossione Sicilia, Claudio Bizzini, anch’egli collaboratore dello studio Rizzo, sottoposto alle direttive impartite da Sergio Rizzo, si avvaleva di un proprio illecito e costante canale informativo interno a Riscossione rappresentato da Matilde Giordanella, la quale, con una remunerazione variabile tra i 15 e i 70 euro, si prestava anch’ella ad accedere abusivamente al sistema informatico al fine di fornire a Bizzini estratti ruolo e relate di notifica.

In relazione agli episodi corruttivi, oltre ai pagamenti in contanti effettuati per la ricezione delle informazioni da Riscossione Sicilia, nel corso delle indagini sono stati registrati due episodi: l’acquisto da parte dell’avv. Sergio Rizzo di televisori e condizionatori, per un controvalore di 5mila euro, destinati ad un’attività di B&B avviata da un familiare di Malizia; il dipendente di Riscossione Sicilia, nel commentare telefonicamente il dono ricevuto, afferma di meritarselo in quanto “è il minimo che potesse fare dopo una vita” di sacrifici … “anni di sacrifici … di notte, di giorno, con l’acqua, con la neve”; - l’ottenimento, per opera degli avvocati Rizzo, di un impiego presso un centro di fisioterapia catanese per un familiare di Musmci dove avrebbe svolto un’attività di tirocinio per 4 ore giornaliere a fronte delle 6 ore che avrebbe falsamente attestato; nel commentare la ricezione della posizione lavorativa, il beneficiario sottolinea come “il miracolo lo ha fatto nel senso che, piuttosto che due anni, il tutto si riduce a un anno. In definitiva, le risultanze investigative complessive rappresentate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania hanno, dunque, posto in luce un quadro corruttivo alimentato da un sistematico abusivo accesso ai sistemi informatici dell’Ente pubblico attraverso il quale alcuni funzionari di Riscossione Sicilia hanno, nei fatti, operato alle dipendenze di uno studio legale privato non servendo più l’interesse pubblico. Le persone indagate nell'ambito dell'inchiesta “Gancio” sono in tutto 26: alle sei raggiunte da provvedimento se ne aggiungono altre venti persone, compresi dipendenti pubblici di Riscossione Sicilia e di altre amministrazioni, per le quali la Procura della Repubblica guidata da Carmelo Zuccaro aveva avanzato richiesta di misura interdittiva che però non è stata concessa dal Gip Giovanni Cariolo, che si è riservato di decidere dopo gli interrogatori.


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