Martedì 26 Marzo 2019
I dettagli sull'uccisione di Alessandra Musarra. Il fidanzato ha confessato


Femminicidio a Messina, la corsa del padre da S. Teresa e la tragica scoperta

di Andrea Rifatto | 07/03/2019 | CRONACA

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L'assassino e la vittima

Un messaggio, poi una telefonata, la corsa fino a casa della figlia e la tragica scoperta. Emergono con il passare delle ore i dettagli sull’uccisione di Alessandra Immacolata Musarra, la donna di 29 anni trovata morta questa mattina nella sua abitazione di Messina, in contrada Campolino nel villaggio Santa Lucia sopra Contesse. A scoprire il cadavere è stato il padre Luciano, 56 anni, che vive ed è residente a S. Teresa di Riva, da dove questa mattina si è precipitato partendo dalla sua abitazione di via Fiorentino dopo aver ricevuto un messaggio dal telefono della figlia: “Papà aiutami, il mio ex ragazzo si trova qui, mi tiene ferma e mi impedisce di aprire la porta”. Luciano Musarra, che vive nella cittadina jonica con la compagna (l'ex moglie, la madre della ragazza uccisa, risiede a Villafranca Tirrena) allarmato chiama prima il figlio e poi arriva a Messina e inizia a bussare. Ma la figlia non risponde. Con lui c'è anche il fidanzato della 29enne, Cristian Ioppolo, 26 anni, che ha chiamato il padre della vittima dicendo di non riuscire ad entrare in casa. Lo stesso Ioppolo che dopo aver tentato di addossare le colpe all’ex compagno della ragazza inviando quel messaggio dal telefono di Alessandra, qualche ora dopo confesserà l’omicidio. A quel punto il 56enne, visto che non riesce ad entrare in quanto nella serratura è inserita la chiave dall’interno, prende una scala e insieme al figlio, che abita al piano di sotto, entra da una finestra e scopre il cadavere di Alessandra. L’allarme, i soccorsi vani del 118, l’arrivo dei poliziotti delle Volanti e degli investigatori della Squadra Mobile. Cristian Ioppolo, fermato qualche ora dopo, crolla dinanzi alle contraddizioni emerse durante l’interrogatorio in Questura. Dopo il delitto aveva fatto ritorno a casa, in un altro villaggio cittadino, cambiandosi i vestiti sporchi di sangue e lasciandoli nel cesto della biancheria sporca in lavanderia, per poi tornare in contrada Campolino come se nulla fosse.

I sostituti procuratori Giovannella Scaminaci e Marco Accolla in serata hanno spiegato in conferenza stampa i dettagli della giornata, evidenziando come non vi fossero mai stati segnali, segnalazioni, denunce, che facessero pensare ad un esito così tragico della relazione tra i due. Alessandra Musarra è stata uccisa tra quattro mura al termine di una colluttazione, viste le lesioni evidenti sul corpo e soprattutto nella zona del collo. Gravissime percosse, forse uno strangolamento, che non le hanno lasciato scampo. Il movente, come ammesso dall’assassino, è legato a motivi di gelosia e forse anche a problemi economici della coppia, legata sentimentalmente da maggio 2018, tra alti e bassi e periodi di convivenza turbolenta. Un femminicidio al culmine di un eccesso di violenza, probabilmente innescato da un elemento banale e futile sul quale la Mobile sta indagando. “Mia figlia era una ragazza debole – ha detto Luciano Musarra tra le lacrime negli uffici della Squadra Mobile - tante volte le dicevo cosa fai con questo uomo accanto. Si pensa che queste cose possono capitare agli altri, invece è capitata a me”.


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