Giovedì 05 Dicembre 2019
L'ordinanza di arresto sull'aggressione a S. Teresa. Escluso il tentato omicidio


Gianluca rischia di morire per una risata: i fatti di quella notte e le accuse a Saporito

di Andrea Rifatto | 26/07/2019 | CRONACA

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Piazza Stracuzzi e Gianluca Trimarchi

Rischiare di morire per una risata. Sembra assurdo ma Gianluca Trimarchi sta lottando tra la vita e la morte perché qualcuno quella notte in piazza Stracuzzi a S. Teresa si è sentito deriso, forse da una risata fatta dal 27enne di Roccalumera (oggi è il suo compleanno) mentre discuteva tranquillamente con i suoi amici senza alcun volontà di schernire altre persone, e gli ha scagliato un pugno violentissimo mandandolo in coma. Un gesto folle commesso da un altro giovane, il 29enne Francesco Saporito di Santo Stefano Medio (compirà 30 anni il 3 agosto), finito ieri in carcere con l’accusa di lesioni personali gravissime aggravate dai motivi abbietti e futili. Il giudice per le indagini preliminari Maria Vermiglio non ha invece ritenuto ci siano al momento elementi tali da poter sostenere l’accusa di tentato omicidio aggravato, che era stata contestata dalla Procura della Repubblica al culmine delle indagini condotte dai Carabinieri.

Il racconto di quella notte. Dalle informazioni assunte sul posto e dalle testimonianze di un amico che era con Gianluca emerge come intorno alle 2.50 i due si trovano in piazza Stracuzzi nei pressi di un furgone dei panini e si accorgono della manovra errata effettuata dal conducente di un’autovettura Audi A3 di colore bianco, che nell’uscire dal parcheggio urta una Fiat Panda parcheggiata vicino. I conducenti delle due vetture scendono dai mezzi e iniziano a discutere, dopodiché il ragazzo alla guida dell’Audi, poi identificato in Francesco Saporito, “con fare minaccioso si era avvicinato nella loro direzione e aveva, senza alcun plausibile motivo, scagliato un pugno a Gianluca, che cadeva a terra e perdeva conoscenza”. Il giovane viene quindi soccorso dall’ambulanza del 118 e condotto al Policlinico di Messina, dove gli viene diagnosticato un “trauma cranico con frattura della base cranica e falda ematica extrassiale, frattura ossa nasali e seno mascellare destro con emoseno mascellare destro e sfenoide bilaterale da aggressione”.

L’allontanamento di Saporito. Il 29enne messinese, dopo aver colpito Gianluca, si allontana a bordo della propria auto e poco dopo riferisce ai carabinieri della Stazione di Tremestieri “di essere stato aggredito all’uscita della discoteca ‘Mammamia’ da alcuni giovani che avevano preso a calci la sua macchina”. Poi la mattina dopo contatta un amico, chiedendogli di fargli da testimone. Per il Gip, però, “non appare plausibile la ricostruzione fornita all’indagato agli inquirenti nell’immediatezza con la quale ha giustificato il gesto violento come una legittima reazione a un’offesa subita”. Che sia stato lui a scagliare il pugno non ci sono dubbi: l’amico di Gianluca lo ha riconosciuto tra le foto esibite dai carabinieri e lo stesso amico di Saporito ha riferito che “i danneggiamenti alla vettura da parte di avventori che hanno scagliato diversi calci alla carrozzeria sono avvenuti in un momento successivo all’aggressione e comunque da parte di persone diverse dalla vittima, aggredita senza alcuna plausibile ragione”. Il giudice scrive come “di certo tale sproporzionata aggressione che ha ridotto in fina di vita Trimarchi non può trovare giustificazione nell’asserita derisione subita per l’errata manovra posta in essere nell’uscire dal parcheggio”.

Le condizioni di Gianluca. I medici del reparto di Neurochirurgia del Policlinico hanno specificato come “i danni riportati dal paziente sono riconducibili ad una causa postraumatica non compatibile con altre cause o patologie diverse dall’evento traumatico subito” e che “le lesioni subite hanno interessato una parte vitale del corpo e pertanto il paziente versa in imminente pericolo di vita e in ogni caso qualora sopravvivesse i danni riportati sono da valutarsi nella massima probabilità come irreversibili con diretta conseguenza sulla vita futura”. Secondo il Gip “risulta evidente che le lesioni alla vittima siano eziologicamente riconducibili all’aggressione subita, avendo il medico esclusa altra causale” e “si desume altresì che al momento non è possibile stabilire con precisione se le lesioni siano esclusivamente  attribuibili alla causa diretta che ha interessato la zona frontale del cranio o alle altre che hanno avuto origine nella regione occipitale”. In ogni caso “le lesioni riportate da Trimarchi sono state la conseguenza dell’azione violenta dell’indagato” e “il colpo ha attinto una zona vitale del corpo ed è stato idoneo a provocare le gravissime lesioni sulla vittima”.

La non configurabilità del tentato omicidio. Secondo il Gip “allo stato, salvo i necessari approfondimenti, il delitto è qualificabile come lesioni gravissime, non risultando ancora chiaro, per come riferito dai medici se i danni riportati dalla vittima siano stati la conseguenza della rovinosa caduta sul manto stradale e, quindi, dall’avere sbattuto la zona occipitale del cranio con violenza a causa del pugno oppure siano state la diretta conseguenza del pugno inferto dall’indagato. Dunque “la diversa ricostruzione della dinamica dell’aggressione incide sulla qualificazione giuridica del fatto” e quindi il Gip non ha ritenuto vi fossero i presupposti per contestare il tentato omicidio aggravato. “Non emergono sufficienti indici nella ricostruzione della vicenda che possano permettere di ritenere sussistente l’animus necandi (ossia la volontà di uccidere, ndc) e per ritenere che Saporito abbia agito con estrema determinazione volendo, con scelta sostanzialmente equipollente, la morte o il ferimento grave della vittima. Giova considerare, invero, che Trimarchi è stato attinto da un solo pugno sul volto, che non sono stati utilizzati altri strumenti atti ad offendere e che aggressore si è subito allontanato, non continuando ad offendere la vittima”. Dunque elementi che escludono la volontà di uccidere, mentre sussiste l’aggravante dei motivi futili “perché la vittima non era un suo conoscente ed era estraneo pure al possibile diverbio insorto per il tamponamento dell’auto posteggiata. Quand’anche il Trimarchi, come riferito da Saporito, lo avesse deriso per il tamponamento, la circostanza non avrebbe giustificato una così violenta reazione”.

Le esigenze cautelari. Francesco Saporito è stato rinchiuso in carcere in quanto vi è il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Per il Gip vi è “una pericolosità sociale fuori dal comune” e quanto accaduto in piazza Stracuzzi “costituisce la spia di una personalità pericolosa, comprovato dal fatto che Saporito non è nuovo a tale genere di violenza, visto che già nel 2015 è stato coinvolto in un’indagine per una spedizione punitiva”. Attuale e concreto il pericolo di inquinamento delle prove “avendo l’indagato chiesto all’amico di prestare testimonianza in suo favore con l’evidente fine di ostacolare e inquinare il quadro probatorio”. “La condotta contestata denota, pertanto, una personalità criminale di assoluto rilievo, a dispetto dell’incensuratezza”e dunque è necessaria la reclusione in carcere, negando i domiciliari con braccialetto elettronico. Francesco Saporito è difeso dall'avvocato Salvatore Silvestro. 

Più informazioni: aggressione piazza stracuzzi  


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