Martedì 22 Ottobre 2019
Esito dell’autopsia sul decesso a Roma. La famiglia chiede giustizia da un anno


Neonata morta dopo l’intervento a Taormina: "Errori dei chirurghi"

di Andrea Rifatto | 06/10/2019 | CRONACA

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L'ospedale "San Vincenzo" di Taormina

Marco Morici e Betty Bua chiedono giustizia da oltre un anno sulla morte della loro figlioletta Beatrice, la neonata palermitana di cinque mesi deceduta il 30 agosto del 2018 all’ospedale “Bambino Gesù” di Roma dopo un intervento nel reparto di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale di Taormina per una malformazione con la quale conviveva senza sintomi dalla nascita. Lo scorso anno sono state aperte due le inchieste giudiziarie a Roma e Messina, con due medici indagati. Adesso c’è un primo esito degli accertamenti. Come riporta l’edizione di oggi di Repubblica Palermo, i periti incaricati dalla Procura della capitale di eseguire l’autopsia sul corpicino della piccola, Giuseppe Pomè, primario di Cardiochirurgia pediatrica del Gaslini di Genova e Antonio Grande, cardiochirurgo del Policlinico di Pavia, hanno riscontrato come l’intervento chirurgico sia durato troppo e sia stato eseguito senza i necessari accertamenti preliminari. Nella perizia scrivono infatti che Beatrice è morta per “insufficienza multi organica in esito ad arresto cardiaco postoperatorio” e descrivono la condotta medica come “caratterizzata da una carenza di accertamenti diagnostici prima del trattamento chirurgico necessari per una adeguata definizione del quadro diagnostico pre-operatorio” e sui “tempi chirurgici dell’intervento eccessivi, in seguito a difficoltà tecniche insorte a causa di carenti accertamenti”. Adesso i genitori, che dopo il decesso avevano sporto denuncia alla Procura di Roma, chiedono che si faccia piena luce sulle responsabilità dei camici bianchi nella morte della neonata. Il 20 marzo scorso il Pm Annalisa Arena della Procura di Messina aveva chiesto l’archiviazione senza aspettare gli esiti dell’autopsia e la mamma Betty aveva scritto una lettera al Gip Monica Marino per chiedere di non chiudere il caso. A luglio il giudice ha respinto la richiesta di archiviazione e ha inviato il fascicolo per competenza territoriale a Roma, da dove adesso, visto che il reato si è consumato a Taormina, le carte sono tornate nuovamente a Messina. I genitori sono difesi dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza.

La storia di Beatrice Morici. Beatrice nasce il 2 marzo del 2018 all’ospedale “Civico” di Palermo con un Div, difetto intraventricolare, e come racconta la mamma nella lettera scritta a giudice per i medici non ci sono eccessivi allarmismi, essendo un difetto correggibile e di lieve entità. “Il cardiologo di Palermo ci fa conoscere il chirurgo che poi opererà la piccola e sotto loro indicazione decidiamo di far operare Beatrice al Bambino Gesù presso l’Ospedale San Vincenzo di Taormina. Prima che ciò accadesse siamo stati a lungo tranquillizzati, non doveva che essere una prassi, un intervento ‘semplice, di routine’ scrive Betty. Il 30 giugno 2018 avviene dunque il ricovero a Taormina, viene effettuata un angiotac, vari ecocardio e radiografia al torace: “Il cardiochirurgo che opererà Beatrice era pieno di sé e sicuro sulla semplicità dell’intervento, il cardiologo durante un ecocardiogramma nota qualcosa di diverso, sostiene che l’arteria polmonare sinistra faccia un percorso diverso ovvero passi fra la trachea e l’esofago (Sling polmonare). Tutto ciò non desta ai sanitari grande preoccupazione. Il chirurgo ci aveva rassicurato di avere la situazione molto chiara avendo effettuato l’angiotac”. Il 3 luglio la neonata entra in sala operatoria per un intervento che doveva durare 4 ore, ma qualcosa va storto e ne esce dopo 12 e viene immediatamente portata in Terapia intensiva. Il cardiochirurgo, uscito dalla sala, dice ai genitori che l’intervento è stato più complicato del previsto, a Beatrice manca l’arteria polmonare sinistra e che purtroppo l’angiotac era illeggibile. La piccola ha poco dopo un arresto cardiaco che le provoca un’ischemia cerebrale e viene trasferita a Roma, dove muore dopo 68 giorni. “Come può un cardiochirurgo entrare in sala operatoria con una tac illeggibile? Perché non essendo Beatrice in fin di vita non è stata ripetuta il giorno successivo l’angiotac invece di portarla con urgenza sul tavolo operatorio con la tac illeggibile? Perché non ci informa prima ma solo dopo averla tenuta 12 ore in sala operatoria? sono alcune delle domande che si pongono i genitori. “Era la mia bambina... lotteremo per avere la verità, totale verità” scrive in lacrime la mamma. Adesso la speranza è che la magistratura faccia piena luce.


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