Sabato 14 Dicembre 2019
Definitivi i 30 anni per l'uccisione di Lo Turco. Soddisfatti i legali di parte civile


Omicidio di Mongiuffi Melia, la Cassazione conferma la condanna per Lo Giudice

di Andrea Rifatto | 24/11/2019 | CRONACA

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L'assassino, la vittima e il luogo dell'omicidio

È definitiva la condanna a 30 anni di carcere per Leonardo Lo Giudice, l'operario che l’1 ottobre del 2017 ha ucciso a Mongiuffi Melia il 64enne Pietro Lo Turco. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro la sentenza della Corte d’assise d’appello di Messina emessa il 18 dicembre 2018, confermando dunque il verdetto con cui è stata inflitta la pena con rito abbreviato al 66enne per l’accusa di omicidio aggravato. Lo ha deciso la Prima Sezione penale della Cassazione, presieduta da Adriano Iasillo, che ha giudicato inammissibili sia il ricorso dei difensori di Giudice, gli avvocati Alfio Ardizzone e Giuseppe Carrabba, che quello del procuratore generale di Messina Adriana Costabile: i primi puntavano ad ottenere l’esclusione dell’aggravante della premeditazione, mentre l’Accusa chiedeva che venisse riconosciuta anche quella dei futili motivi, che invece in secondo grado è caduta. Il Pg di Cassazione aveva chiesto la conferma del verdetto di secondo grado. Confermata quindi anche l’applicazione delle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e dell’interdizione legale per la durata della pena, la Cassazione ha condannato Leonardo Lo Giudice al pagamento di 3mila euro alla cassa delle ammende e di 4mila 900 euro di spese legali ai familiari di Pietro Lo Turco. Nei precedenti gradi di giudizio era stato stabilito un risarcimento per le parti civili, la moglie della vittima Carmela Saglimbene e le due figlie Melania e Lorena, difese dagli avvocati Mariella Muscolino di Letojanni e Salvatore Berritta di Taormina, con provvisionali di 50mila euro ciascuna, per un totale di 150mila euro.

“Non possiamo che essere soddisfatti di questa decisione – commenta l’avvocato Muscolino – che conferma il granitico quadro accusatorio nei confronti di Lo Giudice. Si è sgretolato il castello di bugie costruito dall’imputato e la famiglia si ritiene soddisfatta che sia stato messo un punto definitivo su questa tragica vicenda”. Una storia che ha profondamente segnato i familiari diLo Turco, che dopo l’omicidio si sono trasferiti da Mongiuffi Melia, e ha lasciato una ferita anche tra i parenti dell’assassino. L’uomo venne arrestato dai Carabinieri di Taormina e del Comando provinciale di Messina il 22 dicembre del 2017, due mesi e mezzo dopo il delitto e lo stesso giorno, durante l’interrogatorio in carcere, confesso l’omicidio e spiegato il movente, legato a liti di vicinato. L’1 ottobre di quell’anno raggiunse Pietro Lo Turco, che si trovava nel suo terreno agricolo di Melia per compiervi alcuni lavori, affrontandolo e infine uccidendolo con tre colpi di fucile semiautomatico calibro 12 caricato a pallettoni, esplosi alla testa da distanza ravvicinata, per poi fare rientro a casa. Ad incastrarlo le tracce di materiale balistico rinvenuto sulla scena del crimine, riconducibile all’arma di sua proprietà legalmente detenuta, ma soprattutto gli spostamenti della sua auto nel giorno dell’omicidio, ricostruiti grazie al rilevatore gps, che quel giorno mostrarono come Lo Giudice avesse sostato circa quattro minuti in una località assai prossima alla scena del crimine in un orario compatibile con quello del delitto.

Più informazioni: omicidio lo turco  


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