Martedì 22 Ottobre 2019
Pene confermate per Vanaria e Visalli per i raggiri ai danni di due imprenditori


Truffe del falso avvocato a Savoca e Antillo, due condanne anche in Appello

di Andrea Rifatto | 27/09/2019 | CRONACA

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Il Tribunale di Messina

La Corte d’appello di Messina ha confermato le condanne di primo grado al falso avvocato Vincenzo Vanaria, 59 anni di Giardini Naxos e all’avvocato Salvatore Visalli, 57 anni di Messina, accusati di raggiri ai danni di due piccoli imprenditori di Savoca e Antillo. Il procedimento, relativo a fatti accaduti tra il 2011 e il 2012, si è aperto nel maggio 2015 e a luglio 2018 il giudice monocratico Massimiliano Micali ha condannato Vanaria a 2 anni e 8 mesi per truffa ed esercizio abusivo della professione e Visalli a 4 mesi (pena sospesa) per concorso in esercizio abusivo. Pene confermate in Appello, così come la provvisionale da 12mila a carico di Vanaria in favore delle parti civili e il risarcimento da 3mila euro ciascuno per le spese legali, a cui si aggiungono le spese processuali e altri 900 euro per i costi delle parti civili. Visalli era stato assolto dalle truffe per non aver commesso il fatto, Vanaria per un solo caso ai danni di un professionista di Sant’Alessio che non sporse querela. Entrambi sono stati assolti dai reati di falsità in foglio timbrato in bianco e falsità ideologica in certificati. I due imprensitori sono difesi dagli avvocati Massimo Brigandì e Filippo Brianni, Vanaria dall’avvocato Giovanbattista Freni e Visalli dall’avvocato Pietro Pollicino.

Le vittime si recavano a Giardini nello studio di Vanaria, che si presentava come avvocato pur essendo stato radiato dall’Albo nel 2004 e riusciva a farsi affidare gli incarichi per risolvere contenziosi con banche e imprese, facendo firmare fogli in bianco per la procura, chiedendo denaro in contanti e assegni (il “cliente” di Antillo versò a titolo di anticipo 4mila 200 euro, quello di Savoca 6mila 310 euro) senza in realtà svolgere alcuna attività legale. Poi entrava in scena Visalli, avvocato regolarmente iscritto all’Albo ma a cui era nota la radiazione di Vanaria, che riempiva i fogli (senza mandato dalle vittime) con una procura apparentemente del “cliente” di cui autenticava la firma, allegandole ad atti di citazione nei confronti delle banche e provvedendo all’iscrizione a ruolo della causa, spesso solo dopo che le vittime si allarmavano dando mandato ad altri avvocati. Gli ignari clienti erano stati convinti in alcuni casi di aver ottenuto la sospensione del pagamento di finanziarie e mutui, salvo poi scoprire che ciò non era vero. In un caso Vanaria disse al cliente di aver fatto sospendere un procedimento in corso con una banca grazie ad un provvedimento emesso dal Tribunale di Torino: l’assistito, però, fiutò che vi fosse qualcosa di strano e contattò il legale domiciliatario in Piemonte, che gli riferì di non sapere nulla della causa e che non aveva notizie di Vanaria da più di 15 anni, in quanto erano stati colleghi di università e niente più.


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