Lunedì 20 Maggio 2019
Adulti e bambini protagonisti della 'passeggiata narrata' a caccia del passato della città


Alla scoperta delle origini: i Fenici e la storia di S. Teresa - FOTO

di Andrea Rifatto | 16/05/2014 | CULTURA E SPETTACOLI

2011 Lettori unici

Evento a cura di DestiInAzione e dell'arch. Salvatore Coglitore

Alla scoperta della storia e delle antiche origini della città di S. Teresa di Riva: giovani, adulti, famiglie e bambini si sono messi in cammino domenica scorsa per una "Passeggiata narrata sulle orme dei Fenici", organizzata dall'associazione “Desti in Azione”, presieduta da Agnese Sturiale, con la collaborazione dell'architetto Salvatore Coglitore e di “Terra Macina”. Un percorso guidato alla scoperta della città, grazie all’accurato lavoro di ricerca dell’architetto Coglitore, che ha messo insieme i pezzi del puzzle sull’esistenza di un insediamento fenicio, in particolare nei quartieri Bolina e Catalmo, all’estremo sud della cittadina, dove fu fondata la città di Phoenix, chiamata così in onore della terra natìa.
La passeggiata ha preso il via dal Lungomare, percorrendo la via Duca di Gualtieri, intitolata al senatore Avarna Duca di Gualtieri, i cui possedimenti andavano dalla via Franca, che delimitava il quartiere Portosalvo da quello di Barracca, al confine del torrente Agrò, per raggiungere, dopo aver attraversato il sottopasso ferroviario risalente al 1865, lo storico quartiere di Bòlina, dove è possibile trovare resti di antiche strutture in muratura ed elementi architettoniche del passato. É proprio in questo quartiere santateresino, il cui nome si pensa possa derivare da “bulino”, vino che si produceva nei vigneti della contrada, che nel corso del XIX e XX secolo sono state rinvenute le rovine di abitazioni, scalinate, colonne, capitelli, un busto marmoreo, monete ed altre tracce del passato. Nel quartiere Bolina il gruppo, accompagnato dalle musiche eseguite all'organetto da Giampaolo Nunzio, ha fatto sosta nell’antico “baglio”, cortile e luogo di incontro dove si svolgevano le attività quotidiane di coloro che abitavano gli edifici prospicienti: immancabile la presenza di un piccolo pozzo ad uso degli abitanti del baglio, che ha attirato la curiosità di adulti e bambini. 

Ma è nel quartiere Catalmo che il gruppo ha potuto ammirare importanti testimonianze del passato, a molti sconosciute, a partire dall’antico acquedotto in muratura con pozzo annesso, risalente alla fine dell‘800, ancora perfettamente conservato nonostante l’urbanizzazione dell’area circostante: come sottolineato dall’arch. Coglitore, sarebbe fondamentale fare apporre il vincolo di salvaguardia da parte della Soprintendenza dei Beni Culturali, così da scongiurare il rischio che la mano dell’uomo spazzi via secoli di storia. L’acquedotto, sorretto da archi a tutto sesto, ha sulla sua sommità una canaletta a U che permetteva all’acqua di essere convogliata per gravità dal pozzo fino alla vasca di raccolta, di forma quadrata, da cui poi veniva prelevata per irrigare i fiorenti agrumeti della zona.
Catalmo ospita inoltre una torre a due elevazioni, a pianta quadrata, di notevole importanza per il fatto che si trovava in una posizione strategica, che permetteva di osservare verso il mare così da scorgere l’eventuale arrivo di nemici. La struttura è stata trasformata nei decenni scorsi in abitazione, e si trova attualmente in vendita. La proposta lanciata da Desti In Azione è di creare un itinerario che possa valorizzare e rendere fruibili al pubblico tutte le ricchezze architettoniche che esistono nel quartiere, creando una rete che partendo da Barracca arrivi a Catalmo, permettendo al visitatore di vivere il territorio cogliendone le potenzialità nascoste.

Non va dimenticato inoltre che il quartiere di Barracca si distingueva dalle altre borgate perche sin dalla seconda metà dell’800, subito dopo avere ottenuto la tanto agognata autonomia amministrativa da Savoca, erano presenti piccole industrie a livello familiare ed era alta la propensione al commercio, che vide i santateresini molto attivi in diversi settori. Testimonianze e storie che potrebbero certamente contribuire alla nascita di un museo delle tradizioni economiche e commerciali, che permetterebbe di far conoscere ancor di più le nostre origini e le capacità imprenditoriali dei santateresini.
L’architetto Salvatore Coglitore ha svelato, durante la passeggiata, un altro nesso che legherebbe S. Teresa con i Fenici: proprio nella loro patria si organizzò il primo gruppo di devoti alla Madonna del Carmelo, visto che la Fenicia era una striscia di terra, corrispondente all’odierna Siria, al Libano e ad Israele e confinante a sud proprio con il Monte del Carmelo. Probabile dunque che gli abitanti di Phoinix abbiano portato il culto verso la Madonna del Monte Carmelo in Sicilia.

La camminata narrata si è conclusa a “Terra Macina”, antica struttura della famiglia Sturiale, recuperata e resa fruibile al pubblico: all’interno è stata riportata all'antico splendore una macina in pietra per la molitura delle olive con i tradizionali sistemi di raccolta dell’olio appena prodotto. Una testimonianza autentica del passato tornata a rivivere, che potrà ospitare eventi culturali nel segno del ritorno alle origini.

Una formula, quella del “camminare insieme”, che si conferma dunque capace di scatenare la curiosità dei visitatori, in particolare nei più giovani, che grazie alla scoperta delle proprie origini hanno la possibilità di cogliere le potenzialità nascoste dei nostri territori, nella speranza che non manchino gli stimoli per avviare un processo di valorizzazione delle ricchezze che ci circondano. 

 

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