Sabato 24 Agosto 2019
Presentato il libro del magistrato siracusano sul mistero dell'infanzia e della morte


"L’Albatro" di Simona Lo Iacono sorvola Sant’Alessio: il ritratto di Tomasi di Lampedusa

30/07/2019 | CULTURA E SPETTACOLI

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La presentazione a Villa Genovesi

L’albatro non lo si vede subito. Se ne avverte la presenza già dalle prime righe, si sospetta che possa giungere da una pagina all’altra, ma sembra sempre conficcato in qualche riga non scritta. Fino a pagina 106, quando il libro di Simona Lo Iacono è a già metà navigazione. Lui plana veloce su una giornata di mare del giovane Giuseppe Tomasi di Lampedusa, attraversa una poesia francese, filtrata e spiegata dalla madre e piomba sulla storia senza mollarla più, perché l’Albatro è un uccello marinaro “e come un cane fedele continua a seguire il suo capitano anche negli abissi”. Così Antonno. Un bambino sbilenco che il giovane “principuzzu” si ritrova accanto a sette anni e che gli farà da “controfigura” per sempre. E si comprende come in realtà l’albatro nel libro ci fosse già dalla prima pagina. A modo suo. Che è il modo più grande di essere fedeli. E che Simona Lo Iacono lo tira fuori e lo spalma con maestria sugli eventi e il carattere della Sicilia della prima metà del ‘900. Fa “parlare” Giuseppe Tomasi di Lampedusa con gli occhi piccoli, di appena sette anni, in una cocente estate del 1903, che si riflettono in degli occhi disillusi, quelli con cui Tomasi guarda il Tevere da un clinica romana, nel 1957, in una corsa contro il cancro, nella speranza di vedere pubblicato il suo “Gattopardo”, poi evaporata – anche questa, come tante altre! - nella risposta negativa di Einaudi. Eppure l’Albatro è lì, non abbandona Tomasi nemmeno quando il cancro lo vince, tanto che il libro diventerà comunque un capolavoro mondiale e il suo inabissato autore, una celebrità.

A Sant’Alessio, la Lo Iacono ha portato il suo “Albatro” (editore Neri-Pozza) con Archeoclub Area Ionica Messina che ha incastonato l’evento nell’ambito delle manifestazioni programmate in occasione della mostra di Badò, da Ars Magistris di Catania - intervenuta con la presidente Mariagrazia Minio - in collaborazione con il Comune. Entusiasta l’amministrazione, con il sindaco Giovanni Foti e l’assessore Saro Trischitta felici per il ritorno a Villa Genovesi di eventi culturali di rilievo. Un saluto è stato portato anche da Filippo Pennisi, presidente della Terza Sezione civile del Tribunale di Catania presso cui Simona Lo Iacono opera come magistrato. Proprio Pennisi ha dato i primi spunti al dibattito, evidenziando alcuni aspetti meno noti del Gattopardo, rilanciati subito da Ketty Tamà nel suo intervento (dopo le letture in tandem con Mariapia Crisafulli e Filippo Brianni) sul libro della Lo Iacono, con aneddoti e particolari sviluppati nel dibattito con l’autrice, animato anche dalle domande di Brianni e del pubblico. E così si è parlato dei Tomasi e dei loro congiunti Piccolo; del villino di Capo d’Orlando, dove nasce l’idea di dare al protagonista del Gattopardo il nome di quell’isola di fronte, Salina; dei teatranti di paese a S. Margherita Belice; delle “donne di fuora” che animavano le fantasie siciliane, a metà tra leggende e streghe buone; del ruolo dei Florio, amici dei Tomasi; della Sicilia e di Tomasi di Lampedusa durante le due guerre; della cultura siciliana nel contesto europeo; dei padri “strammati”, perché troppo dediti agli affari più che ai figli, che “in Sicilia erano delle madri”; delle dinamiche di palazzi nobiliari siciliani e del loro decadimento, anche fisico coi bombardamenti della guerra. Insomma “un libro che parte da un’idea semplice, si identifica in un personaggio importante e racconta tantissimo della Sicilia che fu e che per alcuni versi ancora è”, dice Filippo Brianni, presidente Archeoclub.

E a proposito di fedeli albatri, domenica prossima Archeoclub collaborerà alla presentazione di un libro di Laura Mancuso, moglie di uno delle “anime in volo” più belle della Sicilia, Angelo d’Arrigo. In collaborazione con il Comune e dei Lions Letojanni-Valle d’Agrò, il 4 agosto si presenterà a Gallodoro “Mestiere di donna”.  Laura Mancuso, in questo testo, penetra tra le storie di donne provenienti da contesti difficili.


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