Lunedì 18 Novembre 2019
Era stata candidata a sindaco nel 2013. Il suo atto d'accusa: solo menzogne e trasformismo


Taormina."Questa politica non fa per me", Francesca Gullotta lascia il Pd

di Redazione | 27/06/2015 | POLITICA

1825 Lettori unici | Commenti 3

Francesca Gullotta, ormai ex esponente politica taorminese

“Ho finalmente compreso che la Politica non fa per me; altre volte quest'idea mi ha attraversato la mente, ma poi ho ricominciato, perché credevo che ci fosse sempre qualcosa da poter cambiare o migliorare. Adesso non ci credo più e, se non credo nelle mie possibilità, non mi impegno né per le cose personali e meno che meno per quelle, che riguardano gli altri e la collettività”. Esordisce così nella sua lettera aperta Francesca Gullotta, esponente del Partito democratico taorminese, annunciando il suo addio al partito e alla vita politica della Perla, dove nel 2013 era stata candidato sindaco, “ma dove per altro ultimamente mi avete vista poco, appunto perché non riuscivo a trovare una ragione per agire direttamente”. Decisione, quella della docente di Storia e Filosofia, maturata dopo aver compreso che la politica è ormai caratterizzata dalla “menzogna come prassi quotidiana, da superficialità e camaleontismo con cui si lavora a vari livelli”, che “non mi riguardano e neanche penso che ci sia speranza di poter fare piazza pulita, dal momento che il nostro é diventato il Paese dell'impunità e dei falsi paladini della Legge e della Giustizia. Corruzione e il malaffare mi danno enormemente fastidio – ha aggiunto – e, pur nella consapevolezza dell'impotenza a debellarli, so riconoscerli”.
“Questo Partito democratico non mi interessa più, né per quello che è diventato e neanche per ciò che rappresenta o che vorrebbe realizzare – spiega Gullotta - non penso assolutamente, opinione personale naturalmente, e basta guardarsi attorno, che le rivendicazioni dei lavoratori, della gente comune possano essere tutelate dalla stessa forza politica, che rappresenta altre istanze e altre categorie sociali e sapete perché? Perché le buste paga sono diverse, il modus vivendi e operandi è diverso, perché da sempre la società è sperequata e differenziata e che quindi diversi sono i principi, i meccanismi, che regolano la vita nelle sue molteplici sfumature e perché la conflittualità capitale-lavoro non è affatto una realtà di altri tempi”. Un partito di lotta, il Pd, che secondo Francesca Gullotta non può essere un partito di governo, con un segretario di partito che non dovrebbe essere presidente del Consiglio dei Ministri.
A cosa serve impegnarsi in politica dunque? “A nulla – chiarisce nella sua lettera – perché si viene eliminati ed emarginati e tutto continua come se niente fosse. Ci si ricompatta, si ride, si scherza e si ricomincia, senza alcun ritegno. La necessità della sopravvivenza, del lavoro, spinge al compromesso, al clientelismo e, nei casi peggiori, all'illegalità, ma non è solo questo a muovere le volontà, è senza dubbio la bramosia del potere, l'arroganza del carattere e del denaro, una sorta di malefico sterco”. Una politica, dunque, che ruba alla collettività, toglie diritti e mortifica le persone per tutta la vita. Non potevano mancare i riferimenti alla sua città, Taormina, “non immune dalle forme inadeguate di attività amministrativa, dove nel corso degli anni è come se la società civile avesse rinunciato alla sua identità, alla sua vocazione di cittadina privilegiata, oserei dire di oasi felice e fortunata”. Una realtà da cui “i giovani vanno via e non tornano più, mentre le persone mature e di valore hanno ceduto il passo a chi ha osato cimentarsi senza riflettere sulla necessità del saper fare e del saper essere e così il danno sociale è cresciuto, anche se la maggior parte dei cittadini non lo vede o non vuole vederlo”. Per l’ex candidato sindaco il futuro della città del Centauro “potrà essere solo nelle mani di oculati e credibili cittadini, che hanno saputo costruire giorno dopo giorno una personalità decisa e lineare e un'adeguata professionalità, caratteristiche che vorrebbero magari mettere al servizio della comunità senza alcun secondo fine, e a cui augurobuon lavoro e maggiore fortuna ”.
L’ormai ex esponente dei democratici ha voluto sottolineare poi in chiusura come il suo non sia un giudizio etico, “perché la morale è legata alla coscienza soggettiva e ciascuno si porta dentro il proprio mondo”, ma solo una “constatazione della mancanza di senso della Politica, o meglio di quella Politica come la intendo io, ossia un'azione concreta tesa al bene comune, una gestione sistemica, di squadra, senza personalismi o messia super titolati”.

Più informazioni: francesca gullotta  politica taormina  pd taormina  


COMMENTI

Pippo Sturiale | il 27/06/2015 alle 15:26:33

La mia ultima "tessera" è del 1985 ... ed ero definito, nel partito, eretico, in quanto ero prima di tutto me stesso. In ogni caso da allora mi sono collocato più a sinistra, senza mai rinunciare ad essere attivo, anzi! Condivido le considerazioni della ex collega, ma a Francesca ho sempre cercato, con l'esempio, di far capire che non era possibile in quella sede (e con certi sodali!) far valere certi ideali. Ora getta la spugna e, sembra, non ne voglia più sapere! C'è una grande prateria (quella della difesa dei beni comuni, della difesa dei diritti degli ultimi dalle prepotenze dei più forti ...) che raccoglie sempre più persone senza secondi fini. Dopo la disintossicazione ti aspettiamo!

G.Massimo Cicala | il 28/06/2015 alle 15:45:18

Il Renzismo, il comingout della brava e attiva prof. Francesca Gullotta, il peana della dott.ssa Daniela Fileti in quel luogo ameno dove si pratica il safari all'assessore. Il Genovesismo messinese, in cui c'è voluto un dc fino al dna per avere l'illusione di aver un sindaco in un capoluogo del sud. L'analisi, postuma e contumace, dei dieci anni? ... sì dieci anni in cui, tra luci ed ombre, possiamo storicamente ammettere che a S.Teresa di Riva la sinistra è stata nella stanza (morabitiana) dei bottoni. Il buon Pippo Sturiale, da molti, troppi anni sull'Aventino che teorizza, pontifica, caldeggia quasi una assocrazia(!):un comando dal basso in mano ai collettivi dei vari settori. Se ci facciamo caso, turando il naso, tutti ammettiamo che le persone pensanti a sinistra, al comando sarebbero ideali, opportune, pragmatiche e moralizzatrici. Ma non si riesce a capire di chi o di che cosa restino sotto scopa una volta che la pratica è matura per lasciare il posto ad una vita di teoria e teorie. Va fatto un sano passo indietro, non di uomini o di idee, ma una retromarcia sociologica, per verificare se i circoli, le università siano ancora fucine di pensieri capaci a cambiare il sistema

Pippo Sturiale | il 29/06/2015 alle 07:52:05

Massimo, io so di non sapere, ma sinceramente l'assocrazia non la conosco e se la caldeggerei lo farei inconsapevolmente! Spiegami, perché io vivo per imparare! Il mio modo di vedere è semplice: un solo uomo, che può non ascoltare, un sistema di governo maggioritario, che nemmeno sente (aldilà delle elezioni) la gente, una società in cui il potere effettivo non si mostra ... porteranno il nostro mondo alla rovina: papa Francesco ha ben espresso in "Laudato sii" la semplice complessità del sistema, sclerotico e di morte. Mi sono ritirato sull'Aventino!? Non credo. Teorizzo, pontifico ... ? NO! Sono sempre stato pratico, anche ora alle soglie dei 70 anni, non mi arrendo. Si! Sono stato e resto un educatore: spero di essere stato ed essere ancora apprezzato ... ma non si possono dare sempre le perle ai porci. Se sono gradite che ciascuno si sforzi per averle, che fatichi, lavori e si metta in gioco. In ogni caso non ho fatto mai mancare agli altri, quando apprezzato, il dono di me stesso .... Massimo ... non ho finito di rompere le scatole! Ma il mio rompere le scatole, credo, non sia mai stato sterile ma teso a trovare soluzioni ... è il mio mestiere, la mia professione.

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