Lunedì 28 Settembre 2020
La morte di un ragazzo per mano dei tedeschi: oggi ricorre il 70esimo


L'estate del 1943: una tragica storia da non dimenticare

di Andrea Rifatto | 12/08/2013 | STORIA

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Nel 70esimo anniversario dello sbarco alleato in Sicilia sono numerosi i fatti, gli episodi, noti o a volte dimenticati, avvenuti in quei duri mesi di guerra e di sofferenze. Dopo lo sbarco in Sicilia, avvenuto il 10 luglio con una imponente operazione militare denominata “Operazione Husky” che vide l’arrivo di 160.000 militari che alla fine dell’operazione divennero 480.000, vi furono 38 giorni di dura battaglia, essenzialmente nella Sicilia Orientale, che coinvolsero in maniera diretta e spietata anche la popolazione civile. L’isola, all’atto dello sbarco alleato, era presidiata da circa 230.000 militari italiani (il 70% erano siciliani) e da forti e bene armate formazioni tedesche costituite da 45.000 unità. Dopo aver liberato senza grandi difficoltà la parte occidentale dell’isola, le aree di combattimento si restrinsero in gran parte nella zona etnea: Il 5 agosto gli Alleati, dopo la sanguinosa battaglia nell’area del fiume Simeto, entrarono a Catania. In tutte le città e i paesi i siciliani accolsero gli Alleati con manifestazioni di giubilo; le truppe italo-tedesche iniziarono una veloce e disordinata ritirata per raggiungere lo Stretto di Messina (17 agosto). L’obiettivo dei tedeschi era di abbandonare celermente la Sicilia, con tutti i mezzi: fu proprio nelle convulse giornate di questa fase che i tedeschi-nazisti condussero una serie di sanguinarie operazioni contro le popolazioni civili; ormai in rotta, cercavano tutti i mezzi per potersi allontanare nel raggiungere Messina, sfogando sui civili la rabbia della sconfitta. Per essere meno visibili agli attacchi delle truppe Alleate, per proseguire, invece di utilizzare la strada costiera, in gran numero si sparsero a raggiera nell’area interna, per diverse decine di chilometri: in molti si misero a depredare, con metodiche razzie, perseguitando uomini, donne, ragazzi; molto ricercati erano gli autoveicoli, i cavalli e i muli. Gli eventi più gravi e drammatici si consumarono nell’area pedemontana etnea tra il 3 e il 12 agosto, quando la violentissima battaglia della Piana di Catania era finita. I luoghi degli eccidi più efferati furono Mascalucia e Castiglione di Sicilia, ove fu fatta une vera e propria metodica strage. Randazzo, Adrano, Biancavilla, Calatabiano, Pedara, Belpasso, Valverde, Trecastagni, e tutte le aree di campagna circostanti furono direttamente interessate dalla furia omicida e ladresca dei nazisti.

Il rapporto della "Commissione storica italo-tedesca"
Nel Rapporto della “Commissione storica italo-tedesca” insediata dai Ministri degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e della Repubblica Federale Tedesca – nominata il 28 marzo 2009, con Atti compiuti nel 2012 - riguardo il mese di agosto 1943 testualmente si legge: “26 episodi, tutti realizzati nel mese di agosto, sono invece segnalati per la Sicilia. In particolare 11 episodi sono compiuti a Messina, 1 a Caltanissetta e 14 a Catania. 9 sono furti, 7 violenze senza alcun apparente motivo, 3 in seguito a rifiuto di eseguire un ordine. Altre due azioni sono realizzate perché le vittime sono accusate di spionaggio, o perché accusate di aver ucciso un tedesco. Un’altra azione violenta è agita perché la vittima si rifiutava di lavorare per i tedeschi e infine un’ultima in seguito ad azione bellica tedesca. Le violenze sono commesse a danno di 53 vittime, 5 delle quali derubate, 1 ferita e 47 uccise. Tra queste troviamo per esempio anche le 18 vittime della strage di Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania, compiuta dai soldati tedeschi il 12 agosto 1943, o di quella di Mascalucia del 3 agosto”.


Il barbaro assassinio del 15enne Carmelo Quagliata
Vogliamo ricordare in particolare un triste episodio, avvenuto a Calatabiano in quella infelice estate del 1943: la locale stazione ferroviaria era allora diretta da Angelo Quagliata, sposato con Maria Teresa Pagano, entrambi di Sant’Alessio Siculo; la coppia aveva due figli, Stella di 19 anni e Carmelo di 15. Vivevano in una abitazione all’interno della stazione ferroviaria, dove appunto Angelo prestava servizio come capostazione. L’11 agosto le truppe tedesche invasero la loro casa, saccheggiandola e sconvolgendo ogni cosa: il piccolo Carmelo, tra la disperazione dei familiari, venne sequestrato e portato via. Fu condotto in un campo vicino, dove fu visto da alcuni ragazzi del paese lavorare sotto la stretta sorveglianza dei nazisti; di lì a poco un amico del padre avvertì lo sparo di tre colpi d’arma da fuoco: il cadavere di Carmelo fu ritrovato solo qualche giorno dopo, seppellito sotto un leggero strato di terra all’interno di un canale; probabilmente, approfittando di un momento di distrazione dei soldati, aveva tentato la fuga rifiutandosi di lavorare per i tedeschi, ma così come accadde ad un tredicenne pochi giorni prima, fu bloccato e barbaramente trucidato. Fu un episodio tragico, che sconvolse la famiglia, i parenti e gli abitanti di Sant’Alessio Siculo. La salma di Carmelo Quagliata riposa da quell’estate nel cimitero di Sant’Alessio Siculo; l’epigrafe posta sulla tomba così recita: “Quagliata Carmelo di Angelo, assassinato dalla furia nazista”.
La Memoria, faro fondamentale di oggi e di domani, per la libertà, la solidarietà e lo sviluppo sociale dei popoli, rimanga sempre viva, per mai dimenticare.

 

L'epigrafe posta sulla lapide

Più informazioni: estate 1943  storia  


COMMENTI

ASSOCIAZIONE CONCOCRDIA IN ADELPHIA | il 12/08/2013 alle 22:47:32

DISPIACE CHE QUESTO EPISODIO NON SIA CONOSCIUTO A CALATABIANO. SIAMO GRATI SE SI POTESSE AVERE ULTERIORI NOTIZIE IN MERITO CON MAGGIORE DETTAGLI IN ORDINE AL TRAGICO EVENTO. IL NOSTRO INTEVENTO TENDE SOLAMENTE A FARSI' CHE LA CITTADINA DI CALATABIANO PRENDA COSCIENZA DEL FATTO ED EVENTUALMENTE RICORDARE LA MEMORIA DEL GIOVANE CARMELO. RESTIAMO IN ATTESA DI NOTIZIE. IL PRESIDENTE

Carmelo Duro | il 13/08/2013 alle 02:44:52

Di Carmelino Quagliata e del suo assassinio ne ho parlato in diverse mie pubblicaziioni. A settembre prossimo uscirò con un libro intitolato "Antonio Musumeci, parroco di S. Alessio" e, come sottotitolo : "Assassinato dalla barbarie nazista. L'Uomo, il Sacerdote, il Martire". Anche in questo volume che riguarda in modo particolare il parroco Musumeci, ucciso sulla terrazza della canonica il 14 agosto 1943, accenno a Carmelino Quagliata e ad altre sragi. Sono d'accordo, e penso di potere ben contribuire, perchè la cittadina di Calatabiano prenda coscienza di questo truce assassinio e penso che anche S. Alessio dovrebbe ricordare in modo adeguato questo ragazzo. Il 14 agosto sera, nella chiesa di S. Alessio, si ricorderà padre Musumeci. Ne approfitterò per lanciare qualche proposta per Carmelino Quagliata. Per il resto - e per quanto io possa fare - sono a disposizione.

Andrea Rifatto | il 13/08/2013 alle 07:58:18

Gentile Presidente, la ringraziamo innanzitutto per il suo intervento: purtroppo spesso gli eventi storici a noi vicini rimangono sconosciuti o raramente ricordati. A Calatabiano in particolare vi furono alcune vittime per mano nazista: Carmelo Quagliata, di cui ho parlato nel pezzo, e la famiglia di Giuseppe Musumeci, detto "Puddu ù Gnurittu". Il 10 agosto i tedeschi irruppero nella sua casa in contrada Serroforchi devastando ogni cosa e tentando di scacciare gli abitanti: alle proteste del Musumeci risposero con il lancio di bombe che provocarono la sua morte e quella della moglie, il crollo e l'incendio della casa. Il figlio tredicenne, che tentava di fuggire, venne letteralmente tagliato in due da una raffica di mitra. Tali notizie sono riportate nel testo "Catania, tra guerra e dopoguerra (1939-1947)" di F. Pezzino, L. D'Antone, S. Gentile. Inoltre sulle stragi tedesche ed americane in Sicilia è utile consultare le recenti ricerche del prof. Rosario Mangiameli, ordinario di Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Catania.

ASSOCIAZIONE CONCORDIA INA DELPHIA | il 13/08/2013 alle 20:04:51

RINGRAZIO PER LA RISPOSTA E PER I MAGGIORI DETTAGLI. SI RIMANE SEMPRE CON LA BOCCA AMARE: NON PARLARE DEL PASSATO DI OGNUNO DI NOI RIENTRA NEL CONCETTO "MA CHI TELO FA FARE" PER NON ROMPERE GLI EQUILIBRI. MI DOMANDO SEMPRE COSA SAPRANNO MAI I NOSTRI GIOVANI, IL NOSTRO FUTURO, DA TRAMANDARE. DI QUESTO PASSA SCOMPAIONI ANCHE LE TRADIZIONI. IN ATTESA DI MEGLIO RAPPORTARCI, CORDIALI SALUTI. VINCENZO SCALA

Aleaaia | il 13/08/2013 alle 23:12:38

Mia Zia nata nel '36 conosce bene tutta la storia ha vissuto ed e' cresciuta alla stazione di Calatabiano.

G.Massimo Cicala | il 05/01/2015 alle 01:59:55

Mio Padre, Giovanni Cicala, Barbiere che suonava il violino e che amava il bel vestire, ebbe la sfortuna di trovarsi in Jugoslavia a cavallo dei giorni confusi dell'Armistizio. Un primo dispaccio recitava che la guarnigione dovesse prendere in consegna gli alleati tedeschi. E fu fatto, disarmati e rinchiusi. Poi un controdispaccio disse che il telegrafista aveva sbagliato e che era il contrario. Liberati, riarmati, disarmati i nostri soldati e rinchiusi. E mandati nei campi di prigionia. Papà finì in un campo di lavoro K in Germania. E che siccome faceva barba e capelli ai carcerieri (e gozzovigliava con le donne del campo), imparò la lingua e riusciva a vivere meglio. Un giorno un ragazzino biondissimo della Wermacht correndo, irruppe nella sua baracchetta-salone, dicendo "Gianni, Gianni mi mandano a Casa tua, a Messina!". Mio padre rispose di fargli la cortesia di portare notizie agli anziani genitori, in via Sparagonà altezza (ora) del viadotto a18. E così fu: qualche settimana dopo una Kubelwagen militare salì per Via Sparagonà, cercò casa di mio nonno e davanti agli esterrefatti e spaventatissimi familiari, diede le notizie che papà desiderava fossero date.

Piero Arrigo | il 27/11/2017 alle 19:53:53

Cicala, il tuo racconto mi sembra inverosimile. Dopo l'armistizio dell'8 settembre del 43 i tedeschi risalivano lo stivale ed avevano gia' lasciato la Sicilia che ormai era sotto il controllo Alleato. Quindi il biondo soldato tedesco conosciuto da tuo padre in prigionia non poteva essere piu' "trasferito" in Sicilia! Cambia le date o correggi il racconto! Grazie

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