Mercoledì 26 Febbraio 2025
Ufficializzato in Consiglio comunale il divorzio da Nino Bartolotta, già sancito da mesi


A Santa Teresa di Riva la storia si ripete: Santino Veri abbandona la minoranza

di Andrea Rifatto | ieri | POLITICA

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Bartolotta, Pacher e Veri ieri in Consiglio comunale

Il divorzio era sancito ormai da mesi, ma l’annuncio previsto per la scorsa seduta consiliare del 23 dicembre era saltato dopo l’anticipazione del nostro giornale. Si trattava, però, solo di un rinvio. È arrivata ieri, a Santa Teresa di Riva, l’ufficializzazione dell’addio del consigliere Santino Veri al gruppo consiliare di minoranza “Noi per Santa Teresa di Riva”, nel quale è stato eletto alle Amministrative del 2022. Un addio comunicato in apertura della seduta del Consiglio comunale, quando il consigliere ha reso noto di assumere una posizione indipendente: «Ringrazio Nino Bartolotta, Cristina Pacher e Martina Lombardo per questi anni trascorsi insieme - ha detto Veri in aula - continuerò a lavorare per la mia comunità come ho fatto fino ad oggi, solo ed esclusivamente per il bene dei cittadini». Poche parole per ufficializzare un distacco ormai consolidato. Con l’uscita di Veri, il gruppo di minoranza consiliare non è più costituito all’interno del Consiglio comunale di Santa Teresa di Riva, visto che viene a mancare il numero minimo di quattro componenti previsto dal regolamento (Lombardo, seppur “espulsa” da Bartolotta nel novembre 2023, è rimasta formalmente all’interno di “Noi per Santa Teresa di Riva”) e tutti entrano a far parte del gruppo Misto, che dovrà eleggere un capogruppo; in mancanza di elezione, ricoprirà il ruolo il consigliere con maggior numero di preferenze individuali, in questo caso Pacher. Un addio scaturito dalla mancata condivisione della linea politica adottata dal capogruppo Bartolotta, manifestatasi in diverse occasioni già dalla scorsa primavera, e dettato da varie motivazioni e da episodi che sommati hanno portato Santino Veri a non sposare più la linea politica della sua compagine. 

Una fuoriuscita che si ripete dieci anni dopo, visto che nel 2014 Veri divenne indipendente dopo due anni e mezzo dalle elezioni e poi nel 2016 venne eletto presidente. Già ad ottobre il leader dell’opposizione aveva fatto vacillare il consigliere con il caso del “salto della quaglia”, spiegando che «il politico che cambia casacca prima si prepara il terreno in cui deve atterrare, poi quello da cui deve partire creandosi alibi per non perdere la faccia e poi dirà che non condivide più l'operato del gruppo di appartenenza. Ma sono tutte cavolate - la tesi bartolottiana - perchè nessuno vi dirà mai che tradisce per un suo tornaconto personale». Affermazioni che Santino Veri non aveva affatto gradito, soprattutto perchè esternate pubblicamente, senza che sia valso a nulla il tentativo di Bartolotta di provare a spiegare che fossero riferite al contesto politico taorminese. La crisi, in realtà, si era aperta già in primavera, esattamente il 22 aprile, quando i consiglieri Bartolotta, Pacher e Veri hanno presentato l’interrogazione su “infiltrazioni mafiose” dopo l’arresto del progettista del Piano urbanistico generale: un atto dai contenuti duri, nel quale si arrivava a paventare «l’introduzione del malaffare nel palazzo comunale del nostro paese ed il conseguente rischio di assistere alla nascita del Pug con il metodo mafioso”. Veri aveva sottoscritto quell’interrogazione, non rendendosi conto dell’esatto contenuto giudicato poi diverso da quanto discusso e concordato con i colleghi, vedendosi costretto poche ore dopo a chiarire la sua posizione affermando di essere garantista e di prendere le distanze dalle esternazioni social di Bartolotta, che in un intervento aveva attaccato duramente l’Amministrazione. E il 20 novembre, quando il capogruppo gli ha sottoposto un’interrogazione sul Pug, Veri si è rifiutato di firmarla (poi non è stata presentata perchè lo stesso giorno è stato pubblicato l’avviso per la ricerca dei progettisti) e la rottura è divenuta ufficiale.


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